Roma è la risposta che dà alle tue domande

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Sono cambiate amministrazioni. Altro non cambia. Ci resta solo che indignarci e far capire al mondo che a noi romani non piace essere circondati da questo scempio


di Angelo Tantaro -
06/10/2009

Quando vado fuori dalla mia città tutti mi dicono “beato a te che abiti a Roma" io accetto con orgoglio, ma come diceva Italo Calvino, di una città non si godono le sette meraviglie ma la risposta che dà ad una tua domanda. E’ una cosa più complessa.

Roma è una superficie di 1.285,31 km² con circa 3.000.000 (ufficiali) di abitanti e governata da 19 Municipi. Quindi Roma non è solo il centro storico, che comunque è sempre tenuto male e sporco. Roma non è solo le vestigia dell’impero e della cristianità. Roma è più grande di ciò e se ti capita di sbagliare strada, come niente fosse, vai a finire in zona esterna e puoi arrivare all'inferno della periferia.

Uscire per l’urbe è faticosissimo. Ti travolge l’invadenza dello sporco, del rumore, delle buche, delle strade buie, dei giardini pochi e non curati, degli alberi abbattuti, dei treni e autobus lerci e pieni di scritte, stazioni della metropolitana con i soffitti che gocciolano acqua e calcinaccio, camion che scaricano fumo nero, impraticabili super elevate dove puoi perderti senza poter tornare indietro e che profanano l’intimità delle abitazioni. Roma è la proliferazione dei cartelloni abusivi e di milioni di adesivi appiccicati sui secchioni, sulle pareti, sui lampioni, sulle panchine e, ancora, di una infinità di avvisi attaccati con lo scotch anche sui vetri, da tutte le parti. E’ anche il Grande Raccordo Anulare già ricordato nel film Roma di Federico Fellini con l’imponente e memorabile ingorgo, dove la gente può perdersi.

Sono cambiate amministrazioni, da Rutelli a Veltroni ad Alemanno. Altro non cambia. Ci resta solo che indignarci e far capire al mondo che a noi romani del XXI secolo non ci piace essere circondati da questo scempio. Roma è anche uno stato d'animo. Roma resta un vero teatro di guerra che educa alla resa e al precariato dell’esistenza.