A spasso per Roma: dieci itinerari Il Quadraro con lo scrittore Carvelli

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A spasso per Roma: dieci itinerari
Il Quadraro con lo scrittore Carvelli


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A passeggio per la Città Eterna, grazie all'iniziativa organizzata da Pluriversi e Verba, con il sostegno di Subway letterature. Ad accompagnare i viandanti guide d'eccezione pescate dal mondo della letteratura, del giornalismo e della musica DI E. PAPARELLI

Roma - diceva Alberto Sordi - è un "salotto da attraversare in punta di piedi". Accogliendo il garbato invito a una visita itinerante nella metropoli senza troppi rumori di fondo, è partita oggi la prima delle passeggiate per la Città Eterna dieci itinerari fra le vie capitoline con al timone guide pescate dal mondo della letteratura, del giornalismo e della musica.

IL QUADRARO - Non un salotto culturale a cielo aperto, beninteso, quanto una vera e propria camminata in compagnia, dove i libri e le parole scritte sono solo uno strumento in più per avvicinare un quartiere, la sua fisionomia, la sua memoria. A rompere il ghiaccio su questo "a tu per tu" con i luoghi della Capitale è stato per questo mese lo scrittore Roberto Carvelli, che a Roma ha dedicato più di un volume (Perdersi a Roma, Amarsi a Roma, AmoRoma-Perché). E che ha accompagnato i presenti alla riscoperta del Quadraro, la zona urbanistica fra la via Tuscolana e la via Casilina (dopo la Porta Furba), il "paese nella città", come è stato chiamato in onore al suo aspetto di borgata, e che da qualche tempo sta conoscendo però una sua specifica riqualificazione che ne valorizza l'identità.

IL QUARTIERE - Un quartiere ad alto tasso di immigrazione (Sri Lanka, rumeni, pakistani, soprattutto), certamente, che può non attrarre il cittadino sprovveduto per la sua collocazione periferica, per l'attenzione frettolosa e superficiale alla storia dei suoi luoghi (quanti si soffermano a leggere le tracce di una stazione di posta per il cambio dei cavalli dietro l'insegna di una Tavarna per il pronto ristoro?), oppure per il carattere anche contraddittorio che lo contraddistingue.

I PALAZZI E I GIARDINI - Case spesso costruite in maniera spontanea, basse e tirate su alla meglio sfilano insieme a villini Liberty ed edifici inizio del '900. Caseggiati facilmente restaurabili e villini a schiera, ere che si accavallano, edifici che si affacciano su altri edifici, vicoli e vicoletti che si insinuano da ogni lato costellati da fontanelle (elemento tipico del quartiere) mentre ampi giardini condivisi con alberi secolari (il verde è garanzia di umidità) scandiscono il ritmo di pieni e di vuoti. Nonostante la ritrosia che può ispirare un quartiere di questo tipo, al Quadraro, racconta Carvelli, è facile nascondersi e ritagliarsi uno spazio di intimità lontana dai riflettori. Insomma, più che perdersi, ritrovarsi.

LE VIE - Focalizzato sugli aspetti interiori dei luoghi romani, Carvelli, che al Quadraro non è nato ma lo stesso c'è vissuto, da bravo Cicerone anche dei palpiti del cuore, è abile nel presentare la zona secondo un modo di sentire, una prospettiva, come la chiama lui, "laterale". Amarsi, sentirsi a proprio agio, liberi. Parodossalmente, proprio in un quartiere che era facilmente accerchiabile. E proprio in una zona urbanistica ad alto tasso di conflitti: confini fra vicini spesso da stabilire, ribadire, difendere. Via degli Angeli, via Columella, la bella via dei Ciceri, la fine di via dei Quintili, la "Quinta Avenue" (parola di Acitelli), via dei Pisoni, ecc.: il tragitto è una full immersion di parole e di cose. Fatta in un'oasi che solo in apparenza sembra trascurata, decadente. Il murales nel Giardino dei Ciliegi è il segno di un quartiere anche pieno di giovani (dove si fa ancora vita di strada), forse difficile da amministrare ma di certo vitale.

GLI SCRITTORI - Insieme alle parole di Carvelli, quelle di altri scrittori che l'autore cita fra una camminata e l'altra, sulla scia di descrizioni e aneddoti, intermezzi clowneschi e notazioni storiche. I rimandi sono in particolare ai testi di Ascanio Celestini ("Scemo di guerra"), Walter de Cesaris ("La borgata ribelle"), Fernando Acitelli ("Sulla strada del padre") e, naturalmente, Pier Paolo Pasolini.

LA RESISTENZA - Obbligatorio soffermarsi ampiamente sul rastrellamento del 17 aprile del 1944, quando le SS vennero spedite a "schiacciare il nido di vespe" rappresentato dal quartiere.

CELESTINI - Ascanio Celestini che al Quadraro è nato (e poi si è trasferito a Morena) in "Scemo di guerra", uno dei suoi spettacoli "di punta", ispirato a fatti realmente avvenuti il 4 giugno del 1944, ha lavorato sui ricordi del padre riguardo ai fatti del Quadraro e all’ultimo giorno di guerra a Roma. Alla parole di Celestini, si affiancano quelle di Walter de Cesaris e del suo "La borgata ribelle - Il rastrellamento nazista del Quadraro e la resistenza popolare a Roma": parole e scrittura che si fanno narrazione orale, per gettare sui luoghi uno sguardo non soltanto consapevole, ma anche emotivamente partecipato, più prossimo. Questo è in fondo l'obiettivo di escursioni cittadine di questo tipo, complice non solo il bel tempo, ma anche la curiosità e l'attaccamento per l'urbe, qualla più intima che ciascuno «riscrive» a suo modo con la memoria. "Perdersi a Roma" non è mai così piacevole come in queste occasioni. Chi ci vive lo sa. E sorride alle parole di Ennio Flaiano: "Vivere a Roma è un modo di perdere la vita".

Elena Paparelli
Sabato, 29 Settembre 2012