Il parco degli Acquedotti

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“..C'era calma e sole, dietro al Quadraro i prati erano deserti" (P.P.Pasolini)


di Angelo Tantaro -
17/12/2008

Uno del quartiere vendeva i bruscolini al cinema Quadraro, fino a quando venne chiuso, nei primi anni 60. La gente del posto di una certa età se lo ricorda ancora. Era un bravo uomo, molto modesto e raccontano che con poche lire te riempiva le saccocce di bruscolini. Per me, che sono un fanatico di bruscolini, un vero peccato non averlo conosciuto.

Ora li acquisto al Portico d'Ottavia. Ogni giorno meno il venerdì e il sabato, alle due del pomeriggio la pasticceria li sforna caldi, sono buoni. Li prendo e me li porto a casa.

Ma quando posso il sabato mattina li compro al mercato coperto del Quadraro, sono veramenti salati, significa bruciarsi le labbra.

Me li vado a sgranocchià al parco degli acquedotti, al sole vicino ai ruderi dell'Appio Claudio quelli di "mamma Roma". Una volta i bruscolini si sputacchiavano per strada o nel cinema, ora rigorosamente nel sacchetto che una volta pieno si butta nel primo bidone dell'immondizia, sempre se lo trovi e se sei fortunato devi sperà che ce sia capienza, altrimenti scivola fuori.

E' bello godersi il sole protetti dalle antichità. Archi imponenti quelli degli acquedotti, dopo secoli stanno in piedi in mezzo alla pace e al verde. Fieri e generosi, come quando diedero alloggio ai derelitti del sud sbarcati a Roma in cerca di una esistenza dignitosa ma trovarono solo un prete, don Roberto Sardelli, e la sua 725, una scuola che portava come nome il numero della baracca sotto l'arco, per insegnare più parole possibili, per farne l'uso migliore, per continuare a non tacere e non farsi più fregare.

Gli archi sotto il sole e io con le labbra spaccate seduto per terra con i jeans macchiati di erba, mi sento l'imperatore di Roma, dove vivo, che di bello ha solo le maestose rovine, indispensabili accessori di questa capitale che tale voleva essere ma è rimasta solo una periferia, anche quella dell'anima.