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Dal Quadraro all’Inferno e ritorno di Luca Pietrafesa edito da Reality Book.

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Dal Quadraro all’Inferno e ritorno

Quadraro, settant'anni dopo il rastrellamento il racconto dei sopravvissuti nel libro di Pietrafesa

A settant'anni dalla strage del Quadraro un libro racconta la storia del più imponente rastrellamento organizzato dai tedeschi nella città occupata. «Il comando nazista scelse di colpire una piccola borgata sulla Tuscolana», racconta Luca Pietrafesa, giornalista, autore del libro “Dal Quadraro all’Inferno e ritorno”, edito da Reality Book. «Il Quadraro era una borgata definita con disprezzo dagli ufficiali delle SS 'nido di vespe', perché era qui che i partigiani trovavano rifugio e organizzavano azioni contro gli occupanti». Furono arrestati in più di 1500, deportati in 947. Ancora oggi non è stato possibile accertare il numero esatto delle vittime.

Nelle parole di sei degli ultimi sette sopravvissuti, quell’esperienza viene raccontata con dovizia di particolari, dolore e coraggio: quel coraggio che permise loro di tornare a Roma, al Quadraro, al termine di un viaggio avventuroso durato tre mesi. «Ci caricarono a mo' di immondizia: passavano i camion, quando erano pieni i mezzi partivano e ci portavano al cinema Quadraro. Oggi quel cinema non c'è più ma quell'immagine, quando arrivammo, ce l'ho ben chiara in testa: vidi tutta 'sta massa di persone nel cinema e pensai a quale angheria ci stavano facendo i tedeschi», racconta Romano Levantini che aveva 16 anni, quel 17 aprile del 1944.

All’alba del 17 aprile 1944 gli uomini diretti da Kappler circondarono l’intero quartiere, con l’ordine di chiudere ogni via di fuga. Alle 05.00 in punto scattò il rastrellamento, casa per casa. Dai documenti di Pubblica Sicurezza risulta che furono fermati circa duemila uomini validi, cioè tra i quindici e i cinquantacinque anni. Tra i rilasci nelle ore successive e qualche fuga, ne furono deportati novecentoquarantasette, ritenuti “abili” al lavoro: portati prima nel campo di smistamento di Fossoli, poi trasferiti in Germania, dove furono costretti a lavorare in condizioni disumane.

Il bilancio delle vittime dirette, morte durante quegli oltre dodici mesi di prigionia, e di quelle indirette, decedute a causa delle conseguenze patite dalla deportazione, risulta a tutt’oggi impossibile.

Il Messaggero – spettacolo e cultura, storie. Mercoledì 16 Aprile 2014

 

Storia d'amore di Francesco Maselli un film del 1986 al Quadraro

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Storia d'amore un bellissimo film del 1986, diretto da Francesco Maselli con Valeria Golino girato al Quadraro

La casa di “Bruna” e altre scene sono girate al Quadraro, anche in via dei Lentuli, nella parte più alta della strada

Trama

Bruna (Valeria Golino) è una ragazza che faticosamente si e' conquistata un'indipendenza economica nella Roma del sottoproletariato urbano. Tutte le mattine prende un autobus che la porta nel centro di Roma dove lavora in una azienda di pulizie. Bruna conosce Sergio e inizia con lui una relazione che sfocia in una convivenza. La vita della giovane coppia e' scossa dall'arrivo di Mario con cui Bruna ha una relazione, dapprima clandestina ma che successivamente viene palesata. Bruna lascia Sergio per Mario, ma il primo non riesce a superare l'abbandono e continua a gravitare nella vita di Bruna. Mossa quasi da compassione Bruna accoglie Sergio in casa in un triangolo con Mario, triangolo dal quale viene giorno per giorno esclusa dal rapporto e dalla complicita' dei due ragazzi. Sempre più isolata e incapace di rientrare nel rapporto affettivo con Sergio e Mario, Bruna si toglie la vita lasciandosi cadere dal terrazzo della loro casa.

BRUNA AMA LUI, MA ANCHE L' ALTRO al Quadraro

(Maria Pia Fusco)

Quadraro- Bruna è una ragazza della periferia povera di Roma. Ha 19 anni e, da quando ne aveva 13, si sveglia ogni mattina alle tre e mezzo, percorre ogni giorno la stessa strada per raggiungere la fermata dell' autobus, scende a piazza Barberini, cambia mezzo e, alle cinque, arriva puntuale sul posto di lavoro. Lavora per una ditta che ha in appalto le pulizie negli uffici del centro umbertino. L' esistenza di Bruna è desolata, monotona. Il suo destino potrebbe essere quello di tante donne che vedranno sfiorire giovinezza e bellezza, che passeranno alla maturità e poi alla vecchiaia senza consapevolezze, rassegnate al peso della fatica e della famiglia. Una di quelle donne alle quali la vita non regala slanci nè allegria, solo qualche cerimonia d' obbligo, il matrimonio, i battesimi, le comunioni, i figli che si sposano, una sera in pizzeria, una domenica al mare. Ma Bruna, la protagonista di Storia d' amore, il film di diretto da Francesco Maselli, ha qualcosa di diverso. "E' una forza della natura, travolgente, carica di energia e di vitalità, in grado di modificare e vitalizzare le persone che incontra" dice Maselli. Incontra Sergio, uno che fa il facchino ai mercati generali e ha gli stessi orari faticosi di Bruna. E, improvvisamente, escono insieme dall' abitudine al silenzio, scoprono una grande voglia di parlare, di scambiarsi pensieri e riflessioni su tutto, la politica, la gelosia, l' amicizia, l' esistenza. "La strada, l' autobus, il percorso di ogni giorno, che nel film è una specie di metafora, acquista altri significati, si illumina di sentimenti. Soprattutto la strada, perchè in quella strada qualcuno mette su una latteria, di quelle che aprono quando ancora è buio, e dentro c' è un ragazzino di bottega, sedici anni, timidissimo, introverso, chiuso tra il panico e la solitudine" racconta il regista. "Per Bruna diventa l' incontro determinante, come un incantesimo. La strana ritrosia del ragazzino la cattura, fisicamente, totalmente. Rinuncia al rapporto, sia pure bellissimo, con Sergio, sfida il padre e il quartiere che condanna questo amore con un giovanissimo come fosse contronatura, si mette a vivere con lui in una delle tante vecchie case abbandonate e destinate alla demolizione. Ma Sergio non riesce a stare senza Bruna e chiede di vivere con lei e il ragazzino, e, insieme, decidono una esistenza a tre, straordinariamente equilibrata. Almeno finchè un giorno al mare, vedendoli giocare nell' acqua, Bruna non avverte il quid di complicità che inevitabilmente si è stabilito tra i due. Sembra che non sia successo nulla, i ragazzi non cambiano nei suoi confronti, continuano a ripetere "Pensa cosa saremmo se non avessimo incontrato Bruna"; ma Bruna comincia ad autoemarginarsi, scopre uno spirito gregario che non conosceva, si mette lentamente in disparte, si spegne, muore. Non so ancora se lo farà materialmente nel film, ma non è importante". Insomma, con Storia d' amore, Francesco Maselli affronta uno dei temi più delicati, dolorosi e discussi del femminismo, affermando una tesi che potrebbe sembrare una provocazione. "Voglio dire che non è solo il comportamento maschile e sociale che determina l' emarginazione femminile. E' qualcosa di più profondo che va affrontato, è una specie di malattia di dentro che può portare all' autoemarginazione. Chi mi dà il diritto di trattare un tema così femminile? Forse il fatto che nei miei film le donne hanno sempre, o quasi, una carica intellettuale più forte rispetto a quella maschile. Per me la loro superiorità è un fatto normale, acquisito. Però non bisogna limitare il discorso ai comportamenti, bisogna andare più a fondo, e questo non riguarda solo la questione femminile, ma tutto il tema della liberazione delle classi emarginate. Si è commesso l' errore, anche da parte della sinistra, di affrontarlo solo attraverso la confluttualità esterna, senza identificare realtà più profonde, proprie dell' individuo. Certo i nemici esterni ci sono, e per me è scontato che bisogna combatterli, ma è determinante individuare quelli interni". Storia d' amore, è stato girato al Quadraro via dei Lentuli e in altri punti della periferia di Roma. "un ' Jules e Jim' della periferia romana", con Storia d' amore vuole riproporre questi personaggi e questi temi "con un interesse e un' attenzione che vadano oltre l' affetto, che è sempre un tantino populistico". Sergio è Blas Roca Rey attore di origine peruviana, Bruna è Valeria Golino (già protagonista con Peter Del Monte), che, secondo Maselli, è una di quelle attrici d' istinto che, appena battuto il ' ciak' , "diventano" il personaggio.

 

Cuori rossi contro cuori neri di Paolo Sidoni e Paolo Zanetov

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Cuori rossi contro cuori neri di Paolo Sidoni e Paolo Zanetov

La storia della criminalità politica nell’Italia dal 1944 e nel dopoguerra. Gli autori ripercorrono gli ultimi settant’anni di storia italiana, alla ricerca delle matrici ideologiche, politiche e culturali che hanno ispirato le bande armate rosse e nere.

Cinque in particolare gli argomenti sviluppati tra cui : Salvarezza, il Gobbo e le trame occulte nella Roma del 1944 - Storia di un baro - La destra si tinge di rosso - La banda del Gobbo - La strategia del terrore - L’anima nera del Guercio - La resa dei conti. In questo capitolo appunto si parla anche del Quadraro.

 

Pier Paolo Pasolini

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Pasolini: da Alì dagli occhi azzurri, La Mortaccia (frammenti) (1959), Canto I

Nel novembre del '65 uscì la raccolta narrativa Alì dagli occhi azzurri che conteneva nella parte centrale le sceneggiature de La notte brava, Accattone, Mamma Roma, La ricotta, mentre la prima e l'ultima parte era costituita da racconti che risalivano agli anni Cinquanta e dagli abbozzi dei romanzi Il Rio della grana e La Mortaccia.

Da La Mortaccia, ambientato al Quadraro, Acquedotto felice, riportiamo in parte questo primo canto

..Il sonno! Mamma mia! Un sonno che proprio se la stava a fà sotto, pora Teresa: capirai, co' quella giornata ch'aveva passato, n'aveva fatti pochi d'impicci!

Scese tutta sonno, coll'ossa rotte: imboccò il vicolo, che ci si vedevano dietro tutte le lucette della ferrovia, e più dietro quelle del Quadraro, e più dietro quelle di Cecafumo, e più dietro quelle di Cinecittà: ma tutte sbattute, perse, perché era notte alta e, da quando Marzano aveva preso Roma, a mezza notte, da quelle bande, c'era il coprifuoco. Passò sotto l'archi, con tutti i fregi e le fregne di pietra del tempo dei Papi, andò oltre il funtanone, addossato a quell'archi come un altare, e imboccò il Mandrione, per una pista di fanga, incassata sotto la muraglia dell'Acquedotto Felice, alto che non si vedeva il cielo, da una parte, e dall'altra i prati coperti dallo sterco dei cavalli degli zingari, e della loro zella, affumicata, perché più sotto, tra le fratte sventrate, passava il treno. Sotto la muraglia, una addosso all'altra, c'erano le baracche, come tanti gallinari, con le finestrine e le porticelle di legno fracico, e i tetti di bandone.

Sotto, tutto lo sciroppo pasticciato dalle pedate dei clienti di quelle che battevano lì, dentro i tuguri - insieme a quelle piccolette dei ragazzini, che ci avevano giocato rognosi e ignudi durante il giorno, schivando le sciacquate delle catinelle, che le zoccole svuotavano fuori dalle porte senza manco guardare chi c'era e chi non c'era.

La catapecchia di Teresa era una dell'ultime, quasi laggiù in fondo, poco prima dell'arco, verso i depositi della Coca Cola…

Le borgate perdute di Pasolini
di Filippo Ceccarelli

La Domenica di Repubblica, 6 novembre 2005 .

Orti e praterie

...«C’era calma e sole dietro il Quadraro» scrive Pasolini. Bene: non c’è più. Non c’è più il 409 che sulla Tuscolana, verso Porta Furba, «cambiava marcia raschiando in mezzo alla folla, fra i tricicli e i carretti degli stracciaroli, le biciclette dei pischelli e i birroccioni rossi dei burini che se ne tornavano calmi calmi dai mercati verso gli orti della periferia». Là in fondo, adesso, c’è Ikea, penultima cattedrale del consumo. L’acquedotto è rimasto: restaurato dalla Banca d’Italia e illuminato dall’Acea.

da Pier Paolo Pasolini - Meditazione Orale

..dietro al Quadraro i prati erano deserti.

Omaggio al Quadraro. (da Petrolio, P. Pasolini)

Malgrado questo finale quasi pirotecnico, la Visione non doveva finire così. C’era evidentemente in essa qualcosa di residuo che si doveva ancora esprimere, anche se, come vedremo alquanto ambiguamente.

La mia solita onestà mi costringe ad avertire il lettore-eludendo le regole dell’ambiguità,  cui dovrei, a rigore,  attenermi- che tale residuo della visione ha valore anche metalinguistico: il suo significato vale per il “Mysterion”, nel preciso momento in cui viene rappresentato, ma vale anche sul piano generale delle intenzioni dell’autore (del resto non meno ambiguamente che nel racconto)

Quando Carlo prese timidamente congedo da coloro che chiacchieravano sotto gli archi del colosseo ( i quali non si accorsero nemmeno di lui e di quel timido saluto che egli azzardò andandosene), la notte era già alta. Sembrava ancora pieno inverno, benchè il vento che soffiava non fosse tramontana, ma un umido scirocco. Tutto era deserto. Il vento pareva aver spazzato via non solo le cartacce o le inimmaginabili immondizie raccolte seull’asfalto-c’erra addirittura della paglia- ma anche gli uomini e i loro stessi fantasmi.

Ad ogni modo un tram passava ancora, stridente, luminoso e completamente vuoto. Carlo lo rincorse e lo raggiunse alla fermata davanti alle saracinesche abbassate di due o tre bar e di un edicola. Fece appena in tempo ad osservare che dall’altra parte del colosseo, erano seduti sulla stecconata con cui era vietato l’ingresso agli archi, due o tre ragazzi. Ma erano ombre lontane, e re3starono ben presto indietro con le loro segrete intenzioni. Il tram portò Carlo alla stazione, e qui egli attese a lungo un altro tram ch lo portasse al quartiere dove abitava, cioè il Tuscolano verso Cinecittà: e precisamente il Quadraro.

La sua casa era lontana dalla fermata del tram: così egli dovette fare un pezzo a piedi, per le strade deserte spazzate dal vento.

Il Quadraro era un vecchio quartiere povero, fatto tutto di casette costruite dai loro stessi proprietari con le loro mani, oppure misere palazzine a due o tre piani. L’intonaco non c’era , o era vecchio, decrepito. Anche i marciapiedi era poco più che piste di terra lungo le case, separate da uno sconnesso listone di pietra dall’asfalto slabrato delle stradine.

Tra le case c’erano dei vuoti, disordinatamente riempiti da orticelli o ripostigli all’aperto, pieni di stecconate, tettoiette di bandone, e una quantità di attrezzi abbandonati sul terriccio duro e maleodorante. Le vecchie imposte delle finestrelle erano tutte chiuse, come del resto i portoncini dei miseri anditi o le saracineshe dei negozietti. Solo l’illuminazione pubblica spandeva la sue luce giallina.

La casa che Carlo aveva affittato, come abbiamo visto, era proprio una di quelle povere case semiabusive, in una strada parallela alla strada principale del Quadraro, che scorreva lungo una linea ferroviaria, oltre la quale si alzava la barriera dei vecchi muraglioni seicenteschi del Mandrione. Per raggiungere quella strada, Carlo doveva deviare per una viuzza, piena appunto di orticelli e piccoli depositi, la quale, a un certo momento si apriva ad uno slargo rotondeggiante, che aveva l’aria della piazzetta di un paese (lontano, punteggiati di luce smorte, giganteggiavano i nuovi palazzoni di Cinecittà). Fu appunto passando attraverso quello slargo, poco prima della sua casa- dove lo attendeva il lettuccio col materasso di crine e i poveri mobili di un interno peggio che operaio: luogo in cui era stato così meraviglioso fare l’amore – che a Carlo apparve – staccata – l’ultima scena della Visione.

Il vento cadde di colpo. Gemette lontano, in un rantolo accorato il fischio di un treno, e per qualche istante si senti piangere un neonato.

Le casette intorno, a un tratto parve come slabbrarsi e ammuffire: e sopra di loro il cielo fitto di stelle ma senza luna, parve divenire più presente, forte, luminoso; com’e nei deserti.

Al posto di quelle case, apparve un enorme Tabernacolo. Il piedistallo era di mattoni, anch’essi consumati dal tempo, come nei sogni: piccoli mattoni rossi di costruzioni rustiche: ma il Tabernacolo era di legno. Quattro alte colonne, molto agili, di legno tarlato e quasi fradicio, reggevano una tettoia, anch’essa molto rustica, ma al tempo stesso preziosa, come potrebbe essere la porta del cortile di una reggia orientale. I coppi – che si intravedevano sopra l’elegante architrave intagliata di piccole figure, e la grondaia di piombo – eranoneri, e anch’essi molto xxx dal tempo.

In questo  Tabernacolo – le cui forme del resto erano assai imprecise e si sfacevano nel cielo scintillante – era contenuto un grande simulacro, di diversa materia: nefra o fumo(?). Le misure di tale simulacro non potevano dirsi gigantesche: tuttavia esso era grandioso: alto tre volte almeno un uomo di statura normale. Dire che rappresentasse una donna, sarebbe inesatto, benchè questa fosse la prima impressione. Si trattava infatti piuttosto di un mostro muliebre, consistente in due gambe piuttosto tozze, su cui era incastrata, al posto dell’inguine – tanto che il taglio della vulva coincideva col taglio del mento – una grossa testa di donna. I capelli erano acconciati come quelli delle contadine, ma nei giorni di festa: due cerchi (di metallo o di stoffa, non si poteva distinguere) li stringevano: per cui una parte incoronava la fronte, una parte formava una specie di crocchia in mezzo alla testa. Questo mostro muliebre, tuttavia, reggeva con la mano destra, un lungo bastone, della stessa altezza. E questo bastone era senza possibilità di dubbio, un lungo nodoso membro virile.

Davanti a quell’enorme simulacro poroso di fumo scuro, che si confondeva col cielo retrostante carico di stelle, c’era una piccola folla, distratta o indifferente: comunque seria e quasi costernata: si trattava ad ogni modo, come dire? Di una folla di trapassati, che oramai non avendo più alcun interesse o curiosità per qualsiasi cosa potesse apparirgli o succedergli in quell’angolo notturno e abbandonato del mondo attuale.

Il simulacro poggiava i piedi su una specie di alto gradino di nefro: e, sullo spaccato di tale gradino, c’era un iscrizione.

Carlo si avvicinò e lesse le seguenti parole: “HO ERETTO QUESTA STATUA PER RIDERE”

Ora basta santificazioni, Pasolini resta un lupo

Aurelio Picca - Dom, 03/07/2011

articolo apparso su il giornale, per leggere tutto l'articolo: http://www.ilgiornale.it/news/ora-basta-santificazioni-pasolini-resta-lupo.html

..Le scene di orgia collettiva che Pasolini descrive in Petrolio erano state vissute nei primi Sessanta tra Cecafumo e Cinecittà, sulla linea della Tuscolana. Sotto il Quadraro preferiva le «orine dei militari» che reclutava trenta alla volta per cinquecento lire a testa..

 

Rastrellamento del Quadraro. da Wikipedia, l'enciclopedia libera

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Rastrellamento del Quadraro

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

http://it.wikipedia.org/wiki/Rastrellamento_del_Quadraro#Collegamenti_esterni

 

"Tutto il possibile" (Quadraro '44) di Paola Oliva. Edizione Associate

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"Tutto il possibile" (Quadraro '44) di Paola Oliva.

"Tutto il possibile" è un’opera teatrale sul drammatico rastrellamento che nell’aprile del 1944 le SS di Kappler consumarono contro la popolazione del Quadraro. Un racconto sceneggiato che ricrea l’atmosfera sociale e umana di sessant’anni, in uno degli ultimi lembi della città, un quartiere-borgo aggrappato alle arcate degli antichi acquedotti romani. Con gli uomini e le donne attraversati da una specie di presagio, una profondissima paura di vivere, senza per questo rinunciare a se stessi, a quel poco di generosità e passione, di piacere di essere e fare, a quell’istinto di andare comunque avanti, anche se l'orizzonte non si scorge e anzi svanisce. Contiene CD audio. Edizioni Associate € 14,00


Il libro è uscito nel 2005 da Edizioni Associate, è una ricostruzione storica (il lavoro è del 1977 in realtà quando poco  c'era di scritto sull'argomento) del tragico evento avvenuto al Quadraro, in chiave teatrale... la formula usata è quella di descrivere il giorno prima del rastrellamento, dove perno è il Bar di Carfagna e qui si snodano le varie vicende inserendo anche figure che all'epoca dei fatti erano già decedute (per esempio Teresa Gullace è morta nel marzo dello stesso anno), e le Fosse Ardeatine che hanno visto 6 partigiani del quartiere tra le vittime sacrificate il 24 di marzo... pochi giorni prima), tutto riconduce al clima della città in quei giorni.

 

Akab di Stefano Sollima 2012

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ACAB – All Cops Are Bastards

Regia: Stefano Sollima – febbraio 2012

Con: Pierfrancesco Favino, Filippo Nigro, Marco Giallini. E i loro nomi di battaglia: Cobra, Negro e Mazinga

Il Palazzo di Largo Spartaco viene inquadrato più volte. Sembra dove abiti il Cobra (Pierfrancesco Favino) che affacciato alla finestra mentre beve una birra fa il tentativo di sputare di sotto dove si incontrano dei giovani.

 

Qualche Nuvola di Saverio Di Biagio

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Quache nuvola
di Saverio Di Biagio. 2011

Film d’esordio inserito nel cartellone di Controcampo italiano a Venezia 68° Mostra internazionale 2011.

Una commedia sentimentale che, in filigrana, affronta anche il tema dello scontro di classe, ambientata fra il Quadraro e Trastevere. "Ho provato a raccontare Roma - spiega Di Biagio - come Robert Guédiguian è riuscito a raccontare Marsiglia. Mi interessava sottolineare i contrasti e le differenze di classe che attraversano la città eterna, differenze che non investono solo l'aspetto economico, ma che si percepiscono attraverso sfumature più sottili: gesti, letture, luoghi frequentati. Volevo mettere in risalto lo spazio in cui i personaggi si muovono, come le periferie un po' inquietanti e i locali alla moda del centro con i loro riti mondani". La prima location, al Quadraro, concentrata in particolare attorno al Boomerang, un palazzone anni '50, simbolo del quartiere, è quella dove vive ed è cresciuto Diego (Michele Alhaique), giovane operaio che, alla vigilia delle nozze con Cinzia (Greta Scarano), la sua fidanzata di sempre, perde la testa per Viola (Aylin Prandi), conosciuta durante i lavori di restauro del suo appartamento a Trastevere. L'improvvisa passione mette in crisi le certezze di una vita.

 

Operazione Balena

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Operazione Balena
Guidi Carla

Edizioni Associate 2004 € 14,00

Narra in forma autobiografica l’esperienza personale del reduce Sisto quaranta e ripercorre la memoria storica di un avvenimento atroce avvenuto il 17 aprile del 1944 che coinvolse ben 947 persone di sesso maschile e che è noto come il rastrellamento del Quadraro.

 

 

 

 

 

 

Nuova edizione 2011

Operazione Balena
Guidi Carla

Onyx editore € 18,00

il libro è stato ristampato nel 2011 con altra casa editrice e notevoli amplificazioni dell'argomento sulla storia del territorio scritta da Pasquale Grella e un'altra preziosa testimonianza di Augusto Gro, che purtroppo nel frattempo ci ha lasciati.

 

 

Nuova edizione 2013

Operazione Balena Unternehmen Walfisch
Guidi Carla

Edilazio Roma 2013 € 20,00

"Non parla solo del rastrellamento, ma anche del quartiere prima e dopo, poi descrive le condizioni ed il viaggio dei prigionieri, fino alla loro liberazione ed al ritorno a Roma. Le voci del mio libro sono di Sisto Quaranta ed anche di Augusto Gro che purtroppo è morto e questa è l'unica sua testimonianza rimasta... Presentazione di Aldo Pavia.  Nel libro c'è inoltre un'intervista a Lorella Ascoli figlia di Michele Ascoli deportato al Quadraro, ma non riconosciuto fortunatamente come ebreo".

 

 

Storia, oralità e vissuto nella X Circoscrizione di Roma. Interviste e storie di vita

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Storia, oralità e vissuto nella X Circoscrizione di Roma. Interviste e storie di vita
di Capanna Alfonso, Zito Giuseppe
prefazione di Roberto Cipriani

Editore: Euroma La Goliardica € 9.30; Data di Pubblicazione: 1999; p. 192

Il libro cerca di recuperare la memoria storica della X Circoscrizione. Raccoglie le testimonianze  di persone che hanno vissuto nella circoscrizione in particolari periodi storici. Il ricordo individuale raggiunge il suo apice e si concretizza nel momento in cui nasce e si sviluppa nemma memoria collettiva, contribuendo così a creare la cultura di una comunità.

 

 

 

 

IL RE, TOGLIATTI E IL GOBBO

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IL RE, TOGLIATTI E IL GOBBO
1944. la prima trama eversiva
Silverio Corvisieri

pp.304 Odradek € 15,49

Giuseppe Albano, più noto come il "Gobbo del Quarticciolo", fu ucciso nel gennaio del 1945, con un colpo alla nuca davanti alla sede di un equivoco partito politico, l'Unione Proletaria. Salutato, nelle ore della liberazione di Roma, come eroe della Resistenza e diventato autentico mito popolare, si era rapidamente trasformato in bandito sanguinario. Furono i carabinieri a colpirlo a morte o, come si sospettò subito, i sicari di Umberto Salvarezza, leader di Unione Proletaria? Si trattò dell'esecuzione sommaria del "pericolo pubblico numero uno" o dell'eliminazione di una "variabile impazzita" della prima trama eversiva dell'Italia post fascista? Nel 1945 il "caso" fu frettolosamente insabbiato nonostante le prime rivelazioni giornalistiche. Corvisieri, sulla scorta delle fonti archivistiche oggi finalmente accessibili, ha ripreso in mano il filo che allora collegò il giovanissimo "Gobbo" al capo dell'Unione Proletaria, e quest'ultimo a Umberto II di Savoia, attraverso i meandri di una cospirazione reazionaria e golpista - era nel conto un attentato - che, se fallì il disegno di sostituire il primo governo democratico con un governo di "tecnici" guidato da Badoglio, raggiunse tuttavia lo scopo principale: di bloccare il processo dell'epurazione in funzione della continuità dello Stato. L'Italia delle trame e dei delitti di stato nacque in quei giorni. Le emozioni di una spy story e il rigore storiografico si coniugano dando vita a un affresco che restituisce i mille volti dei protagonisti: generali badogliani, dignitari di corte, gran maestri della massoneria, avventurieri, imprenditori compromessi col fascismo, falsi estremisti della Resistenza con un piede nella RSI e l'altro nei servizi segreti alleati. E sullo sfondo appare il torbido retroscena del doppiogiochismo e dei trasversalismi durante i nove mesi dell'occupazione nazista della capitale. Anzi, grazie a questa inversione figura-sfondo, emerge quella coralità, quell'intreccio di relazioni significative e cruciali che finora la focalizzazione su personaggi sia pure cospicui o su singoli eventi rilevanti aveva sottaciuto e ignorato. In questo senso, la ricerca di Corvisieri si rivela come l'anello mancante nella ricerca storiografica sulla continuità dello stato italiano, passato dal regime monarchico-fascista a quello repubblicano-democratico; non senza prezzi, considerata l'intrinseca debolezza della democrazia italiana, fin dal suo nascere.

Silverio Corvisieri (Ponza, 1938), ha pubblicato Bandiera rossa nella Resistenza romana, Trotskij e il comunismo italiano, Resistenza e democrazia, I senzamao, Il mio viaggio nella sinistra, All'isola di Ponza. E' stato redattore dell'Unità dal 1960 al 1967, direttore del settimanale la sinistra nel 1968, fondatore e direttore del quotidiano dei lavoratori nel 1974, collaboratore di numerose riviste. Ha militato nel PCI, nella IV Internazionale e in Avanguardia Operaia. E' stato eletto deputato in tre legislature. Per Odradek

 

Quadraro una storia esemplare

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Quadraro una storia esemplare
Autore: Francesco Sirleto
Prefazione di: Walter Veltroni
Pubblicato nel mese di Aprile 2006 da Ediesse € 12,00

Questo libro ripercorre la storia di un quartiere periferico di Roma che, in ragione di circostanze spesso drammatiche, è diventato un simbolo delle lotte sostenute dai lavoratori romani negli ultimi cento anni. Il quartiere è il Quadraro e i lavoratori quelli dell’edilizia. La storia dell’edilizia s’intreccia e, per molti versi, s’identifica con la storia dell’espansione fuori dalle mura e della speculazione sulle aree, fabbricabili e non fabbricabili, che ha caratterizzato la crescita abnorme e sregolata della città. Di conseguenza le vicende dei lavoratori edili sono strettamente legate alla storia civile, sociale, politica e urbanistica di Roma. La storia del Quadraro, quartiere in cui si concentra una parte importante degli edili romani, assume pertanto un significato emblematico per l'intera città. Emblematico di una vicenda più generale è stato anche il rastrellamento del quartiere effettuato dai nazisti il 17 aprile 1944, che colpì soprattutto gli edili e che viene approfondito nella seconda parte del volume attraverso una raccolta di saggi e testimonianze presentati il 4 marzo 2005 in occasione della giornata di studi organizzata dalla Fillea Cgil. Completano il libro un’ampia rassegna di fotografie storiche e un DVD realizzato dagli alunni della III B del Liceo classico Benedetto da Norcia.

 

Storie del Quadraro

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Storie del Quadraro
Chiara Novelli
Edito da: Viviani Editore € 15,00

Anni Cinquanta, a Roma, nell'estrema periferia Sud. In un dopoguerra ancora dolente e cauto, prima che il boom economico giunga, per molti se non per tutti, ad archiviare gli stenti e i disagi del conflitto, le case e le strade del Quadraro sono il teatro della piccola grande commedia umana messa in scena da Chiara Novelli. Saggia e insieme intraprendente, giovanissima e per certi versi anticonformista, eppure depositaria di una sapienza antica, Sabina (il personaggio che costituisce il filo-conduttore dei racconti) è l'amica, la confidente, la complice dei tanti protagonisti di queste storie di vita vissuta, che hanno tutto l'incanto e la freschezza di un mondo pre-globale, nel quale la televisione ha appena cominciato a far capolino. Molte delle situazioni e delle realtà che gli abitanti del Quadraro vivono nelle pagine di questo libro sono, in fondo, senza età, eppure emerge dalla lettura una nostalgia sottile e fortissima per un mondo sparito, che affondava le sue radici nei legami familiari e nei vincoli di solidarietà fra i membri di quella famiglia allargata che era il quartiere: anni, relativamente vicini nel tempo ma ormai lontanissimi, in cui il parco giochi dei bambini erano le cave di pozzolana, i ragazzi costruivano da soli il proprio monopattino con i rottami, e qualche sposina andava all'altare con il vestito della Prima Comunione, riadattato dalle mani della mamma. L'autore Chiara Novelli, romana, diplomata all'Accademia di Belle Arti della sua città, è scenografa, costumista e disegnatrice. Con Storie del Quadraro esordisce come narratrice.
"Perché ho scritto un libro sul Quadraro? Perché questo posto ce l’ho nell’anima. Da sempre. E’ un qualcosa che è maturato in me da tempo immemorabile, o meglio da quando ero bambina. A quattro anni accompagnavo mia madre a fare l’aerosol all’ INAM (l’attuale ASL),e lei mi diceva: “Vedi questa palazzina rosa? Io da piccola abitavo qui. Dove c’è la strada, prima c’erano i campi di grano dei Torlonia; ed al posto di quel cortile lastricato c’era un giardino pieno di fiori, coltivato dal nonno…!” Poi, poco a poco, mi ha parlato della Botteghina, del casale che è stato demolito, della recita di quel rosario che non finiva mai…e nella mia mente sono nate le Storie del Quadraro. In ogni racconto c’è un personaggio oppure una situazione vera, di vita vissuta…certo, io li ho rielaborati con la mia immaginazione…ma ovunque possiamo ritrovare un luogo – tuttora esistenti e riconoscibili- e persone che ci sono state veramente. Siamo negli anni 50 del secolo scorso, un periodo storico che io ho sempre amato. Un periodo di ricostruzione e di trasformazione, insomma di grande cambiamento, che nelle mie pagine si può ben ravvisare. Ho cercato di cogliere l’atmosfera ed il respiro di quei tempi; ed in ciò mi hanno aiutato non poco i tanti film di allora: mi hanno aiutata visivamente e spiritualmente. Non a caso negli anni 50, forse per una mera questione di praticità, tanti scorci delle nostre zone hanno funzionato da set cinematografico! E nel dire ciò, amo ricordare che sono anche diplomata in Scenografia e Costume presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Mi piacerebbe dire qualcosa anche in proposito del Quadraro così com’è adesso, come lo vedo io affacciandomi alla finestra del ventunesimo secolo. E’ un luogo che mi affascina immensamente, questo lo posso affermare in tutta sincerità. Obiettivamente forse non è un luogo cosiddetto bello o pittoresco, ma io trovo che ogni palazzina, ogni balcone o cortile possa raccontare tanto. Basta saper osservare".

 

LA BORGATA RIBELLE

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LA BORGATA RIBELLE
Walter De Cesaris

Il rastrellamento nazista del Quadraro e la resistenza popolare a Roma
Prefazione di Sandro Medici

pp.176 Odradek € 16,00

alla nota editoriale di Odradek
Tutte le strade portano a Roma. Può darsi. Di certo, però, nei nove mesi della resistenza romana, tutte le strade portavano al Quadraro. Strade consolari, e poi ferrovie e “tranvetti”. La fame era nera, ma il posto assolutamente ameno: dipinto, acquarellato e poi fotografato per oltre due secoli da legioni di turisti affascinati dai ruderi dell’acquedotto e dalle porte monumentali... Un luogo straordinario, il Quadraro, così carico di storia che nessuno, in quella primavera del 1944, sentiva il bisogno di finire ancora sui libri, col toponimo e la data... Questo episodio fa parte della scia di sangue che a Roma inizia con la razzìa del Ghetto e prosegue con l’eccidio delle Fosse Ardeatine, per poi risalire a S. Anna di Stazzema, Marzabotto, ecc. Episodi che lasciano lo strascico della “memoria divisa”, una ferita che si allunga anch’essa e non si rimarginerà più. Da allora, infatti, le popolazioni così ferocemente colpite reagiscono coltivando memorie contrapposte, distribuendo responsabilità. Nasce quel non innocente argomentare infiorettato di “però”, di fintamente equanime cerchiobottismo: “Certo, i nazifascisti!... però... anche i partigiani... Se... Se se ne stavano calmi e tranquilli ad aspettare l’arrivo dei liberatori... Se si fossero limitati a qualche scritta sui muri... ” . Ai resistenti si contrappone la “zona grigia” degli eterni complici, dei servitori buoni per ogni padrone. Ma non al Quadraro!

Massimo rispetto per una borgata che ha tenuto testa alle SS e alla Wehrmacht, e che in nove mesi ha pesato (“nido di vespe”, “spina nel fianco”) come una divisione corazzata, fiaccando una macchina bellica formidabile come quella tedesca. La memoria è un esercizio da coltivare con cura, spesso duramente selettivo. È bene, dunque, ricordare soprattutto quel popolo in lotta, di cui non ci si potrà mai vergognare.

Walter De Cesaris (Velletri, 1953), ha vissuto lungamente al Quadraro in cui ha svolto attività politica nel movimento di lotta per il diritto alla casa; è stato segretario della sezione del PCI del quadraro, e poi di Rifondazione comunista; per questo partito è stto deputato alla Camera nella XIII legislatura.

 

Mamma Roma

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Via Sagunto all'Ina Casa Quadraro

Roma Garofolo (mamma Roma) mentre traina, in via Valerio Pubblicola, un carretto di verdura per il mercato di piazza in via Lucio Sestio (all’epoca mercato del Quadraro, poi spostato in via del Quadraro)

Mamma Roma è un film drammatico italiano del 1962, scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini ed interpretato da Anna Magnani. Gli interni e gli esterni della casa dove vive Mamma Roma all'inizio del film prima di trasferirsi sono girati al "Palazzo dei Ferrovieri" di Casal Bertone. Le riprese della sua nuova casa sono invece effettuate al villaggio INA-Casa del quartiere popolare Quadraro. Ben identificate via Lucio Sestio e via Sagunto. In bella mostra l'inizio del Parco degli Acquedotti.

Trama: Mamma Roma è una prostituta romana decisa a cambiare vita. L'occasione le si presenta quando il suo protettore (Franco Citti) convola a nozze e, di fatto, la libera da ogni legame di possesso. Mamma Roma ha un figlio, Ettore, ignaro della professione della madre, cresciuto nella cittadina di provincia Guidonia e che per il quale lei sembra essere disposta ad atti di amore infinito. Donna di grande temperamento e di inesauribile forza, smessa "la vita" allestisce un carretto di verdura in un mercato di piazza e si trasferisce col figlio in un piccolo appartamento alla periferia di Roma. Qui, secondo i sogni della madre, Ettore potrà ottenere il riscatto della propria condizione di sottoproletario e trovarsi un lavoro rispettabile (servire ai tavoli in una trattoria in Trastevere). Ma il passato riemerge quando il protettore si ripresenta alla porta e obbliga Mamma Roma a tornare a prostituirsi. Ettore verrà a sapere della vera professione della madre e comincerà a delinquere. Arrestato per aver rubato una radiolina ad un ricoverato d'ospedale, morirà tra i deliri della febbre mentre è in detenzione.

da http://www.marcopolo.tv/centro/mamma-roma

Era il 1962 quando Pasolini iniziò le riprese di "Mamma Roma". In luoghi che allora erano estrema periferia. Dal palazzo dei ferrovieri di Casal Bertone al Quadraro

Descrizione

Un film bellissimo, “Mamma Roma”, girato più o meno cinquant’anni fa (era il 1962). Anna Magnani (Mamma Roma) che interpreta una prostituta che vuol cambiare vita. Pier Paolo Pasolini che dirige la pellicola mettendo in campo tutto il dolore e il realismo possibile. Come solo lui riusciva a coniugare. E poi, Roma. La città eterna vista dalle periferie. Anzi, meglio, dalle borgate, per usare una parola tanto cara a Pasolini.

Del film “Mamma Roma” molto si è ormai detto. Appartiene alla storia del cinema italiano. E questo basta. Della città – Roma – e dei luoghi che fanno da sfondo alle scene del film, qualcosa forse si può ancora aggiungere.

Dov’è stato girato – le strade, le case, le borgate – “Mamma Roma”?

I luoghi di Mamma Roma

Il palazzo dei ferrovieri di “Mamma Roma”

Mamma Roma, cioè Anna Magnani, prima ancora di voltare pagina, e abbandonare la vita di strada vive in un appartamento di periferia. La periferia ha un nome: si tratta del quartiere romano di Casal Bertone. E il palazzo dei ferrovieri è quello che si trova in piazza Tommaso De Cristoforis (lo si riconosce dai due cervi ai lati dell’enorme portone d’entrata al cortile interno. Cervi cui sono state tolte le corna. Chissà perché…).

Una curiosità: a Pasolini il palazzo doveva piacere in modo particolare, dato che vi aveva girato anche delle scene di un altro suo film, “Una vita violenta”.

“Mamma Roma” cambia casa

Per cambiare vita bisogna prima di tutto cambiare casa. Mamma Roma-Anna Magnani abbandona la borgata di Casal Bertone e si trasferisce in un nuovo appartamento con il figlio Ettore (all’oscuro della professione della mamma). Un’altra Roma. Un’altra periferia. I due si trasferiscono nel quartiere Quadraro. Gli esterni delle scene sono girati al Parco degli Acquedotti.

 

Il Parco degli Acquedotti per gli esterni di "Mamma Roma"

Il Parco degli Acquedotti di Roma fa in realtà parte del più vasto Parco Regionale dell’Appia Antica. Al tempo in cui Pasolini girava il film “Mamma Roma” il Parco era in realtà abbastanza abbandonato a se stesso. Con baraccopoli e case abusive. Solo alla fine degli anni Ottanta Il Parco è stato “ripulito” e sistemato, grazie alla lotta di un comitato formato dai cittadini del quartiere e all’appoggio di alcuni intellettuali (tra cui Folco Quilici).

La Basilica di San Giovanni Bosco sullo sfondo di "Mamma Roma"

In alcune scene di Mamma Roma girate al Parco degli Acquedotti si riconosce sullo sfondo la Basilica di San Giovanni Bosco. La costruzione della Basilica iniziò nel 1952 e terminò nel 1964. Quindi quando Pasolini girava le scene di “Mamma Roma” quella che si vede sullo sfondo è una cupola ancora in fase di realizzazione. La chiesa si trova nel quartiere Don Bosco, nella zona di Cinecittà.

"Mamma Roma" al Quadraro

Quando Mamma Roma-Anna Magnani si trasferisce al Quadraro prende casa nel comprensorio INA-Casa. Il Quadraro è un quartiere di Roma da sempre popolare. Si trova tra la via Tuscolana e la via Tiburtina. E ha – alle spalle – una storia di tutto rispetto. Il quartiere, infatti, durante l’ultima guerra non era assolutamente ben visto dai tedeschi, che lo chiamavano “nido di vespe” . Dove le “vespe” erano gli abitanti della borgata, un’umanità fatta di sfollati e povera gente. Ma con un fortissimo senso di dignità e un altrettanto forte sentimento antifascista. Tant’è vero che all’epoca si diceva che per sfuggire ai tedeschi bisognava andare “o al Vaticano o al Quadraro”.

Il “nido di vespe” pagò il suo tributo di sangue per aver alzato la testa. Il 7 aprile 1944 l’esercito tedesco (se ne occupò direttamente il maggiore Kappler) rastrellò il quartiere arrestando 900 uomini. Tutti deportati in Germania. E solo la metà tornarono a casa a Roma, finita la guerra.

Il quartiere ricevette poi la medaglia d’oro al merito civile.

La periferia non salva Mamma Roma

E’ un’umanità disagiata quella che descrive Pasolini nel film “Mamma Roma”. Un’umanità che non trova salvezza, bazzicando da una periferia all’altra. Il centro di Roma è lontano anni luce. Le borgate della capitale sono un luogo da cui non si “esce”. Sono il passato e il futuro assieme. Mamma Roma-Anna Magnani tornerà a prostituirsi. Il figlio comincerà a delinquere. Per poi morire.

 

Un borghese piccolo piccolo

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Un borghese piccolo piccolo, film italiano del 1977 diretto da Mario Monicelli, basato sul romanzo omonimo di Vincenzo Cerami, pubblicato nel 1976.
Giovanni Vivaldi (Alberto Sordi) pedina il KILLER di suo figlio riconosciuto durante un confronto all’americana al commissariato, Giovanni decide di non dire nulla alla polizia e di farsi giustizia da sè. Comincerà così un lungo pedinamento che lo porterà a seguire un autobus (il 21 per l’esattezza) fino al palazzone in Largo Spartaco al Quadraro dove il ragazzo abita e dove Giovanni si siederà in auto ad aspettare pazientemente che questi riesca da casa. Quando ciò avverrà ecco il contatto tra i due, destinato a finir male (c’è di mezzo un cric). Sotto la pioggia battente comincerà a consumarsi la terribile vendetta di Giovanni Vivaldi. Precisa Ellerre sulla scoperta della location: “A trovare il palazzone fu in realtà mio fratello,a cui sottoposi il frame e che individuò subito il ‘cecafumo’, celebre palazzone popolare del quartiere Quadraro.”

 

Dalle stelle al Quadraro

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DALLE STELLE AL QUADRARO 
Durata 20’ Documentario di Riccardo Sansone (Pellicole Resistenti)

Cinema, storia e quartiere: l’intreccio di questo documentario affascina. Specialmente in questi giorni in cui si celebrano i fasti internazionali de La dolce vita. Dalle stelle al Quadraro racconta la borgata di collegamento e riferimento con gli studi di Cinecittà, dove Fellini girò il suo capolavoro, e fa parlare i protagonisti dell’epoca (maestranze, tecnici, comparse). Il racconto si concentra poi su una sala cinematografica, il cinema Quadraro, oggi scomparsa, cuore del territorio ad cui emergono i ricordi dei film che venivano girati a pochi metri di distanza. Non solo c’era anche la vita, la guerra, la liberazione. Storico, stimolante, popolare.

Vedi la presentazione: http://www.youtube.com/watch?v=VexnWMi5D_g 

 

Biuti quin Olivia di Federica Martino

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Biuti quin Olivia
di Federica Martino anno 2002

Gran parte del film è stato girato al Quadraro, fra largo Spartaco e via Selinunte, un po' negli stessi luoghi di "Mamma Roma" di Pasolini, caratterizzati dalla presenza di costruzioni popolari che ogni tanto cedono il passo a reperti archeologici e ai resti degli antichi acquedotti romani.

Federica Martino con “Biuti Quin Olivia” apre uno sguardo sulla periferia romana del Quadraro dove le giovani Olivia e Lilli si incontrano nella preparazione di un eccessivo festival di bellezza “Biuti Quin Olivia” appunto, scritto così, come si pronuncia in dialetto romano. Una storia di amicizia infantile, alla Truffaut, che rivoluzionerà la loro vita.

 


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