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Garage Zero. Via Treviri al Quadraro. Black noir festival

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Chandler è sceso in garage di Cristina Gattamorta

http://teatro.persinsala.it/pop-up-la-terza-dimensione-del-libro/4642

Pop Up: la terza dimensione del libro
Garage Zero
via Treviri (Quadraro Largo Spartaco)
fino a domenica 29 gennaio ore 21.00
biglietti: ingresso gratuito fino a esaurimento posti

Incuriosisce e disorienta Pop Up: la terza dimensione del libro , reading letterario del Teatro delle Apparizioni che il 27 gennaio ha aperto il Black Metropolitan Noir Festival presso gli spazi sotterranei di Garage Zero, al Quadraro.

La performance tesse improvvisazioni drammaturgiche e musicali sulla lettura di un testo a sorpresa: stavolta un noir di Chandler, Addio, mia amata.

A gennaio fa freddo, nella cripta contemporanea di Garage Zero, ma questo elemento di disturbo non stona, dato ciò che attende gli spettatori. I quali, imbacuccati in piumini e sciarpe, sono arrivati incuriositi dalla rassegna Black Metropolitan Noir Festival , bizzarra intersezione tra genere noir e cultura underground. Giunta alla sua seconda edizione, la manifestazione (ideata da Margine Operativo e sostenuta da Roma Capitale e dalla Regione Lazio) si è svolta dal 27 al 29 gennaio in questi ex garage recuperati al Quadraro, una zona tra le più popolari e “difficili” di Roma.

Una rampa di cemento grezzo, costellata per l’ occasione di fiaccole, conduceva lo spettatore in questa spoglia caverna metropolitana, allestita con una mostra di illustrazioni del pittore romano Solo ( War < 3 ), ispirata all’ iconografia punk e dei fumetti: scenari urbani abitati da supereroi e figure romantiche e solitarie. In questa location volutamente “scomoda” si gustavano linguaggi artistici differenti in salsa noir metropolitana, horror e fantastica: spettacoli teatrali, reading , incontri con gli scrittori, azioni di arte visiva, una retrospettiva cinematografica su George Romero e altro ancora.

Domenica 27 gennaio, l’ apertura del mini festival era affidata a Up: la terza dimensione del libro , un suggestivo quanto spiazzante reading della compagnia romana del Teatro delle Apparizioni. Lo spazio scenico è concettuale, definito da file di candele accese, che a inizio spettacolo prendono il posto del neon crudo di Garage Zero. Tante fiammelle delineano il cerchio attorno al quale sono seduti gli spettatori. All’ interno, interagiscono i performers : il lettore Dario Garofalo e il musicista Federico Ferrandina, disposti frontalmente e limitati da un semicerchio di piccoli ceri, mentre i due attori Valerio Malorni e Paola Calogero sperimentano tutto il resto dello spazio. Gli spettatori si erano presentati, come richiesto, con un proprio libro noir : Dario Garofalo annuncia subito che uno di questi libri sarà il «prescelto» e diventerà il protagonista dello spettacolo. Garofalo è un istrione, gratifica tutti, sbocconcellando qua e là ogni proposta, sfogliando e leggendo prime di copertina e incipit di romanzi, alla ricerca di «un libro che sappia di grigio, qualcosa di attinente». Cosa vorrà dire? Cosa sceglierà e perché? Il piatto è ricco e disomogeneo per stili e caratura letteraria: sulle ginocchia degli spettatori ci sono Montalbàn, Ionesco, Chandler, Auster, Faletti, il Pasticciaccio di Gadda; ci sono persino un albo di Diabolik e un testo di Anna Kanakis. Ognuno merita un commento e una gratificazione, persino un improbabile Il corvo dell’ abbazia definito comicamente «l’ Harmony del giallo». Alla fine, il prescelto è Addio, mia amata di Chandler . E in questo preludio giocoso, che genera incomprensione e nervosa ilarità, c’ è già tutto il senso metateatrale di uno spettacolo «che non è sul cosa , ma sul come si sta in sala», spiega il regista Fabrizio Pallara.

«Questo è un esercizio per attori e spettatori, in cui si è costretti a inseguire continuamente il senso», sottolinea ancora Pallara, che sperimenta questi reading dal 2009. «Entrambi imparano a porsi senza passività o pregiudizi verso quello che potrebbe accadere. Anche verso un testo scritto. Un romanzo è oggettivo, oppure il suo senso dipende da chi lo legge?».

Ha ragione, Pallara. Non è facile questo allenamento. Né per gli artisti, né per gli spettatori. Gli artisti devono darsi reciprocamente un ritmo e un tempo, procedono per “frasi musicali” improvvisate, come in una jam session jazz: la lettura ora lenta ora più drammatica, i giri blues di basso e gli assoli di chitarra elettrica con effetti e autocampionamenti, i movimenti danzati e straniati dei due attori. Da spettatori, si deve smettere di essere tali, di “aspettarsi” qualcosa, ci si deve abbandonare al gelo e al gioco, alle sorprese, ai corto circuiti di senso. Alcune volte l’ atto scenico sembra coincidere con il testo letto, ma no, un attimo dopo crolla ogni certezza. Paola Calogero è davvero la Velma che il Philip Marlowe di Addio, mia amata , sta cercando? I due si inseguono, si perdono, si trovano, si riperdono. Infine lei si nasconde tra il pubblico. Lui ruba un guanto bianco tra il pubblico e con la mano inguainata mima una pistola e intima agli spettatori: «Mani in alto!». E cerca Velma tra il pubblico. Lei è l’ unica con una candela in mano. Si ritrovano ancora e lei grida entusiasta: «Posso farla io Velma? Sono capace! Sono capace!».

La fine, rispetto alla lunga preparazione, è così perfetta, e attinente, e divertente che sembrerebbe tutto preparato. E invece davvero la spettatrice che aveva portato Chandler era solo una spettatrice. Un po’ di Chandler è sceso in un cuore di cemento, e il tabù della finzione è andato in tilt.

 
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