Il museo a cielo aperto nel quartiere Quadraro a Roma e a Berlino

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Il museo a cielo aperto nel quartiere Quadraro a Roma e a Berlino

Roma incontra Berlino: un muro, un'ideologia, un'arte in comune

Due città a confronto grazie alle opere di street artist famosi che con la loro abilità ed arte concedono prestigio e valore alla città in cui operano e  la arricchiscono di bellezza e contenuti.  Due muri trasformati in musei a cielo aperto nel quartiere del Quadraro a Roma e a Berlino, che tutti possono ammirare e godere.

Ormai è un modus operandi sempre più diffuso quello di ‘rivalutare’ i quartieri definiti più popolari di Roma. E tra questi non poteva mancare il Quadraro, grazie soprattutto al progetto di Davide Vecchiato chiamato  il M.U.Ro. (Museo Urbano Roma). Si tratta di un museo di Street Art a cielo aperto che, partito ormai quasi cinque anni fa nel 2010, ha coinvolto diversi artisti italiani e stranieri. La scelta di questa periferia  è stata ben ponderata: la zona è molto conosciuta per la sua resistenza al nazifascismo, che causò il terribile rastrellamento del 17 aprile del 1944: lungo il muro dove vennero allineati i quasi mille che sarebbero poi stati deportati in Germania è nato il primo nucleo di dipinti del M.U.Ro. Principale motivo per cui uno Street artist di fama internazionale come Ron English, già autore del murales Abraham Obama in cui i volti dei due presidenti si sovrapponevano, ha accettato di dipingere una sua opera proprio qui.  Un  connubio molto ben riuscito quello della Street Art battagliera di English ed un quartiere da sempre in prima linea contro speculatori edilizi e "palazzinari" come questo,  testimoniato dagli enormi palazzi delle case popolari costruite negli anni ‘60 in contrasto con le case basse e le strade strette del Quadraro Vecchio.

Oggi grazie al MURo quando si parla di Quadraro si parla anche di arte contemporanea: l’arte che diventa per il Quadraro”  un mezzo per una rinascita e un rinnovamento sociale tanto che artisti romani e internazionali iniziano da qualche anno ad animare le strade del quartiere.

Ecco alcune zone da non perdere di questo ‘stupefacente’ museo h24 senza necessità di biglietto né di prenotazione: le opere in Via Anton Ludovico Antinori di Alice Pasqualini e in Via dei Pisoni di Beau Stanton che ha deciso di eseguire il suo lavoro rispettando la scritta già presente sul muro: Quadraro ner core, e che ha dedicato la sua opera alla storia del massacro avvenuto nel 1944 lungo il muro. E lo spirito del Muro lo si capisce bene dal primo Murales dipinto che ha come titolo “l’arte feconda il Quadraro”.

Ed ora veniamo a Berlino: la critica d’arte Emilie Trice ha parlato di “la Mecca dei graffiti del mondo urbano”. L’UNESCO ha incoronato Berlino la “città del design”. Questa città è il porto sicuro in cui approda tutto ciò che ha a che fare con la street art, specialmente nelle aree di Friedrichshain e Kreuzberg, in cui la concentrazione di graffiti è più alta. Costruito per separare Berlino Ovest da Berlino Est  durante la Guerra fredda, il muro di Berlino  è diventato la tela più grande del mondo dove ci si può liberamente esprimere artisticamente.  Alla fine degli anni ’80 la parte Ovest era già completamente ricoperta di graffiti diventando un’attrazione turistica, mentre la parte Est rimaneva ancora abbastanza libera.
Nonostante oggi gran parte del muro non esista più, si possono ancora ammirare dei graffiti sui tratti ancora in piedi: la East Side Gallery è il trionfo mondiale dell'arte pittorica su muro.

I writers, che fanno della presenza di un muro la ragione stessa della propria espressione, con le loro opere sono diventati i  testimonial artistici dell'assenza del Muro dei Muri.

Anche qui come a Roma nel quartiere del Quadraro tanti writers che dipingono un muro possono essere un progetto di riqualificazione sociale.

"Un muro è tale nella sua fissità. Ogni muro è una recinzione, un limite, un accesso vietato e la città contemporanea, progettata sul paradigma della paura per cui tutto deve essere recintato, delimitato e protetto, pare abusare dei muri. I writers abbattono, metaforicamente, ogni parete che dipingono, arrivando a volte a progettare nuovi spazi virtuali. A ben guardare, alcuni muri dipinti sono vere e proprie espressioni di desiderio per nuovi contesti urbani e sociali. Il Muro spaccava Berlino e divideva vite, ma era diventato forse il più grande archivio di desideri per una città e una società diverse che la sua caduta ha reso, almeno in parte, concreti" – Salvatore Velotti, responsabile ACU 

La street art è un atto anarchico, più vicino alla cultura punk che alla popart: le opere vengono realizzate con la vernice spray, l’acrilico, la tempera, penne, pennarelli e matite, i poster, gli stencil, gli adesivi, l’uncinetto o la ceramica: un fenomeno complesso non definito dalla tecnica ma dal contesto dove gli interventi hanno sempre una stretta relazione con l’ambiente dove vengono realizzati. Le opere di street art appartengono all’artista ma ancora di più al luogo dove vengono installate; sono di chi le fotografa o le modifica e addirittura di chi le ruba. La street art è sempre politica, insiste sulla superficie della città ed incarna la possibilità di fare arte per tutti: ‘non vuole abbellire l’ambiente, ma comunicare attraverso i suoi dipinti’. In passato è stata definita ‘imbrattare  muri’, ora sono opere d’arte  che per poter vivere e sopravvivere devono piacere, devono essere cariche di significato, devono attirare l’attenzione. Lo street artist, sempre nascosto dietro uno pseudonimo, può essere definito un pazzo, un  martire ma comunque e sempre qualcuno che ha qualcosa di importante da dire e de denunciare.

Due muri, due paesi, due città molto diverse tra loro ma accomunate dal desiderio di parlare, di esprimere i propri pensieri, di raccontare la storia e di ricordare quello che è avvenuto.

Federica Calderini

Muro di Berlino Di fronte al muro di Berlino
Muro di Berlino Muro del Quadraro: Baby Hulk di Ron English
Muro del Quadraro: il Nido di Vespe di Lucamaleonte in Via Monte del Grano Muro al Quadraro: Dilka Bear e Paolo Petrangeli in via del Lentuli

foto di Francesco Rotondo