Andrea Azzena

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Papà Andrea Azzena Un uomo esemplare, nato in provincia di Sassari, che visse nel cuore del quartiere Quadraro.

Andrea Azzena, un laico di grande fede cattolica, maresciallo dell'esercito, sposato e con figli che, dopo esperienze vissute durante la guerra, decise di aiutare gli orfani come lui era.  

Iniziò la sua opera appena dopo il conflitto, rinunciando alla carriera militare e sistemandosi in una casa presso l'acquedotto alessandrino. Poco dopo si trasferì a Via Giulio Igino al Quadraro dove fondò la "Piccola Assistenza del Signore". Operò dal 50 al 70, anno in cui l’'istituto è stato chiuso.

Dopo la guerra mise in piedi un orfanatrofio per bambini orfani e abbandonati, fu molto famoso all'epoca, ci sono molti articoli su Famiglia Cristiana che riguardano la sua opera. Nel periodo che operò diede una casa e da mangiare a più di 300 orfani.

Ciò che aveva intuito in quei momenti post bellici era la mancanza di un anello di congiunzione fra "la strada" e le istituzioni. Un orfano che viveva in strada aveva poche possibilità di accedere alle strutture istituzionali che, in teoria, avrebbero potuto aiutarlo. Andrea Azzena decise di essere quell'anello di congiunzione. Uomo di ampia cultura (conosceva sette lingue) e di esperienza nel mondo della burocrazia, iniziò a raccogliere presso la struttura di Via Giulio Igino bambini orfani, offrendogli alloggio, vitto e prima scolarizzazione mentre,  per loro, iniziava le pratiche di accettazione presso gli istituti pubblici. In breve divenne punto di riferimento per moltissime famiglie indigenti. Ed anche per le istituzioni. I carabinieri portavano a lui i bambini delle prostitute o dei ladri che avevano arrestato. Il Presidente della Repubblica inviava ogni anno, per Natale, doni e vettovaglie per gli orfani di "Papà Azzena".

L'ex maresciallo Andrea Azzena nella casa famiglia "piccola casa del Signore" in Via Giulio Igino al Quadraro

Nato a  Luogosanto (Sassari) il 3 Marzo 1901, morto a Roma il 10 Agosto 1982. Sepolto nel Cimitero di Prima Porta. Sposato con Carmelina Napoli, che conobbe proprio perché lei collaborava con lui fin dai primi tempi dell'opera. Lei era nativa di Buccino in provincia di Salerno. Ottima cuoca cucinava quotidianamente per tutti i bambini. Famosi i suoi ravioli e le tagliatelle. La sua collaborazione non si limitava a questo ma partecipava a tempo pieno in tutte le faccende necessarie alla tenuta di una "casa famiglia" come diremmo oggi. I coniugi  avevano quattro figli, tre femmine ed un maschio e cercavano di equilibrare l'affetto per tutti i piccoli presenti, figli e non. I figli, più che gelosi probabilmente si son sentiti un po' "orfani" anche loro!
Azzena aveva inizialmente una casetta in via Giulio Igino al Quadraro Roma, a due piani, affiancata da una ad un solo piano, poco meno di 100 mq. Nella struttura a due piani aveva l'ufficio e la camera da letto al piano superiore, nell'altra aveva organizzato "la scuola" dove giornalmente faceva lezioni ai bambini. Negli anni successivi arrivò a costruire quasi 500 mq dove trovavano posto l'abitazione della sua famiglia, il refettorio, il dormitorio, servizi igienici ecc. All'inizio degli anni settanta ci fu uno scandalo relativo ad una suora che in un istituto dei Castelli Romani maltrattava i bambini a lei affidati. Da questo episodio le leggi imposero normative che il Maresciallo Azzena avrebbe avuto difficoltà ad attuare, soprattutto perché ormai anziano. Quando l'istituto venne chiuso, i bambini vennero trasferiti in altre strutture, i carabinieri che avevano il compito di portarli alle loro destinazioni ebbero non poche difficoltà, i bambini si nascondevano per non farsi portare via. Sosteneva le spese per il mantenimento della comunità con la sua pensione e con gli apporti di benefattori. Ogni organo veniva inserito nella casa e tutti avevano lo stesso trattamento. La struttura possedeva un dormitorio ed un refettorio. Dormivano tutti assieme, anche i figli, ed assieme si mangiava nel refettorio. Diverse persone cresciute nella struttura hanno iniziato a lavorare nello stesso Isituto. Chi lasciava l'orfanatrofio era perché "Papà Azzena" trovava per lui una sistemazione in strutture pubbliche o veniva adottato. Pratiche che seguiva personalmente il Maresciallo Azzena. Mai nessun bambino è scappato.  Forse qualcuno per tornare alle baracche dell'Acquedotto Felice. Non di tutti i ragazzi si ha traccia di dove siano andati a finire quando uscivano dall’orfanatrofio. Qualche anno fa, quando si iniziò a parlare di privacy e delle leggi ad essa relative, vennero distrutti gli incartamenti dove erano riportate tutte le informazioni di ognuno dei bambini passati per la struttura e tutte le loro destinazioni. Alcuni di loro, ormai adulti, sono capitati in Via Giulio Igino ed hanno chiesto di vedere i luoghi dove erano cresciuti, ed alcuni hanno portato i loro figli per fargli conoscere i luoghi della propria infanzia. Personalmente ho conosciute diverse di queste persone e tutte hanno avuto parole di enorme stima nei confronti di chi li ha tolti dalla strada e datogli una "famiglia". I bambini erano sia maschi che femmine. C’erano moltissimi benefattori ed anche personaggi famosi che desideravano adottare dei bambini. La "Piccola Assistenza del Signore" venne presentata in televisione nella trasmissione di Padre Mariano. Venne girato un cinegiornale dall'Istituto Luce e tantissimi giornalisti hanno spesso scritto della struttura. Molti articoli sono apparsi su famiglia cristiana. Ci sono articoli pubblicati in Germania ed in America. L’istituto venne chiuso nei primi anni settanta.

fabio de angelis

Film – Documentario Istituto Luce
Tempi Nostri 1968 Durata 1.26 : Quadraro: il calore di una casa famiglia per bambini altrimenti abbandonati.