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Quadraro. Municipio Roma X: Medaglia d'oro al merito civile

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Quadraro. Municipio Roma X: Medaglia d'oro al merito civile
Data del conferimento: 17/04/2004

motivazione:
Centro dei più attivi e organizzati dell'antifascismo, il quartiere Quadraro fu teatro del più feroce rastrellamento da parte delle truppe naziste. L'operazione, scattata all'alba del 17 aprile 1944 e diretta personalmente dal maggiore Kappler, si concluse con la deportazione in Germania di circa un migliaio di uomini, tra i 18 e i 60 anni, costretti a lavorare nelle fabbriche in condizioni disumane. Molti di essi vennero uccisi nei campi di sterminio, altri, fuggiti per unirsi alle formazioni partigiane, caddero in combattimento. Fulgida testimonianza di resistenza all'oppressore ed ammirevole esempio di coraggio, di solidarietà e di amor patrio. 17 aprile 1944/Quartiere Quadraro - Roma

 

Cronologia della resistenza al quadraro nel 1944

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Cronologia della resistenza al quadraro nel 1944

Gennaio 1944

15 - Bombardamento aereo alleato su Centocelle, Cinecittà, Quadraro.

19 - Il quartiere Quadraro subisce un violento bombardamennto aereo. Sono vietate le telefonate extraurbane.

Febbraio

23 - Attentato con lancio di bombe a mano ad Armando Stampacchia, capo della polizia fascista del Quadraro, provocatore e delatore al servizio dei tedeschi.

25 - Stampacchia non sfugge a un secondo attentato. Muore colpito dai partigiani. Sugli uccisori pesa una taglia di 200 mila lire

marzo

31 - Quarticciolo, scontro armato tra partigiani delle Matteotti e fascisti. Due di questi, Pietro Saverio e Bruno Taverna, cadono colpiti a morte. Il coprifuoco nel quartiere è anticipato alle 16. A seguito dell'intesificarsi degli atti di guerriglia il coprifuoco Š anticipato anche al Quadraro, a Centocelle e nella borgata Gordiani.

Aprile

17 - Verso le 4 del mattino Kappler mette in atto il piano "Unternehmen Walfisch" (operazione balena), con il blocco di ogni accesso viario alla zona del Quadraro, sulla Tuscolana, dopo Porta Furba. Seguono, dalle 5, le perquisizioni della Gestapo e della polizia fascista casa per casa, alla ricerca di partigiani, sbandati, collaboratori della Resistenza. Non destinato quindi principalmente a procurare mano d' opera alla Wehrmacht (lo scriverà Eithel Moehlhausem, il console tedesco, in un suo memoriale), ma atto militare di polizia e controguerriglia sostenuto da forze consistenti, per "distruggere quel nido di vespe". In effetti la popolazione del Quadraro fornisce basi e assistenza a gruppi, distaccamenti e a formazioni organiche di partigioani: La "banda Rossi" di Bandiera Rossa, agli azionisti della "banda del Lavoro", ai gappisti dell' VIII zona. Ha anche organizzato una rete di sabotaggio formata da numerosi nuclei di donne, vecchi, ragazzi che cospargono le strade di transito per e da il fronte di Cassino di chodi a tre e a quattro punte per squarciare i pmeumatici degli automezzi.

Piu' di duemila persone rastrellate vengono portate prima in un cinema poi via via ammassate a Cinecittà, nei teatri di posa. I famigliari dei rastrellati fanno ressa davanti ai cancelli, ma vengono brutalmente respinti. Il parroco di Santa Maria del Buon Cosiglio, Gioacchino Rey, che si prodiga per aiutare sbandati e partigiani, raccoglie un centinaio di biblietti di conforto, consiglio da portare ai prigionieri. Quando chiede di parlare con un ufficiale è colpito al volto con un pugno da un sottufficiale SS, allontanato a spintoni.

I deportati in Germania, al lavoro forzato saranno 744, di età compresa tra i 16 e i 55 anni, altri finiranno in carcere.

La sera stessa i giornali pubblicano un comunicato del Comando Tedesco in cui i rastrellamenti sono messi in relazione con l'attacco partigiano in via Rasella e con l'eliminazione di militari avvenute il lunedì di Pasqua nelle zone periferiche della capitale. "Gli attentatori -prosegue il comunicato- riuscivano a fuggire, senza essere riconosciuti, nei loro nascondigli in un certo quariere di Roma dove essi trovarono protezione presso i loro compagni comunisti. Il Comando superiore germanico è stato perciò costretto ad arrestare oggi nel detto quartiere tutti i comunisti e quegli uomini abili al lavoro che collaborano con i comunisti o li appoggiano. Gli arresati verranno assegnati ad una occupazione produttiva nel quadro dello sforzo bellico germanico diretto contro il bolscevismo".

 

Il Rastrellamento del Quadraro

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Il Rastrellamento del Quadraro

Il monumento ai caduti nel Parco XVII Aprile 1944 (ex giardino di Monte del Grano)Il quartiere era definito "nido di vespe" dai tedeschi, a causa del disprezzo verso tedeschi e fascisti nella zona, abitata da fasce di popolazione povera e da sfollati delle zone del fronte. Era tanto antifascista che si diceva che, per sfuggire dai tedeschi, "o vai al Vaticano o al Quadraro".  Il seguente rastrellamento non fu che il modo per liberare la zona sud-orientale di Roma dalle masse comuniste, per facilitare l'eventuale ritirata tedesca. Il 17 aprile 1944 l'esercito tedesco al comando di Kappler, rastrellò per rappresaglia il quartiere e oltre 900 uomini furono deportati in Germania. Alla fine del conflitto solo la metà di questi fece ritorno a casa.

La comunità ribelle. 17 aprile 1944

10 aprile 1944, Lunedì di Pasqua. C’era aria di festa all’osteria di Giggetto a Cecafumo, sulla via Tuscolana dopo quella del Piccione [Ndr. Oggi Via Calpurnio Fiamma]. Anche se da mesi l’aria a Roma era diventata pesante ed ormai irrespirabile, a seguito delle numerose rappresaglie che i nazifascisti commettevano contro la popolazione cittadina, i romani erano riusciti ugualmente a mantenere viva la tradizione popolare della consueta gita fuori porta. Una delle mete della pasquetta romana era l’osteria campestre, cioè un’osteria in campagna, spesso a conduzione familiare e dove si serviva principalmente vino e a volte cibo. Gran parte degli avventori, portandosi il cibo da casa mediante dei grandi fagotti, erano denominati fagottari.

Da Giggetto di fagottari il 10 di aprile era pieno, erano arrivati tutti per godersi un po’ di sole e di tranquillità, di quella tranquillità che era diventata merce rara quasi quanto la farina per il pane alla borsa nera. Anche se molti fra loro non si conoscevano, quel lunedì di pasqua c’erano tutti: belli e brutti, commercianti e contadini, impiegati e disoccupati, famiglie numerose e piccoli gruppi di amici, soldati tedeschi e partigiani. Erano tutti lì con la sola idea di trovare, ognuno a suo modo, un momento di normale tranquillità. Anche Peppino Albano, detto il Gobbetto del Quarticciolo, era lì con due suoi amici del Quadraro, tutti di età compresa tra i 17 e i 20 anni. Per quanto la vita della clandestinità avesse determinate regole, i giovani partigiani socialisti, non volendo rinunciare alla voglia di godersi un po’ di tradizione romana fuori porta, si trovarono anche loro da Giggetto con un po’ di paranoia. Stando alle ricostruzioni storiche della giornata i tre rimasero in una sala molto frequentata in cui vi erano anche tre soldati tedeschi, una presenza questa dei soldati consueta vista l’occupazione di tipo militare della città. A quanto pare i tre ragazzi, ma soprattutto il Gobbo, vennero presi di mira con battute ed ammiccamenti dai soldati, magari per gioco o per scherno. Molti sostengono che il Gobbo fosse stato da subito riconosciuto come il pericoloso nemico del Reich, ma se così fosse stato i soldati non avrebbero certo perso tempo in battute ma avrebbero dato l’allarme La percezione dei soldati, magari anche leggermente alterata dal tosto vino dei Castelli, poteva essere quella di scherno verso un ragazzo diverso per la sua deformità fisica; mentre la percezione dei ragazzi, quella di chi subiva una pesante presa in giro. E’ lecito immaginare che se i nazisti mantenessero l’idea che gli italiani fossero traditori, potenzialmente capaci di uccidere gli eletti figli del Reich Millenario, i partigiani, dal canto loro, compiendo azioni atte a sabotare gli occupanti, vivessero con la paranoia di essere riconosciuti, arrestati e torturati a via Tasso od uccisi come avvenne a Forte Bravetta o alle Fosse Ardeatine. Questi elementi, sicuramente assieme ad altri, potrebbero aver creato le condizioni che determinarono l’uccisione dei tre soldati da parte dei tre ragazzi di borgata, a seguito dell’ attenzione rivolta loro. Tutti scapparono, lasciando i propri fagotti sui tavoli. Scapparono: belli e brutti, commercianti e contadini, impiegati e disoccupati, famiglie numerose e piccoli gruppi di amici. Parte delle indagini furono affidate al Corpo della Polizia Africa Italiana, che dall’ottobre 1943 sostituì le funzioni dei Carabinieri deportati in Germania.

Dopo una settimana, il 17 aprile, il Capo di Stato Maggiore del Reich, Kesselring diede disposizioni precise per far eseguire l’operazione Balena, volta ad arrestare tutti i responsabili dell’azione e reprimere chi prestava loro aiuto. L’operazione militare venne effettuata in stretta collaborazione della Sicherheitsdienst [SD, Servizio di Sicurezza], il servizio segreto delle SS il cu comandante fu il tenente colonnello SS Herbert Kappler.

L’operazione militare durò circa mezza giornata, l’intera comunità maschile fu prelevata con la forza da casa e portata nei locali del Cinema Quadraro per essere schedata e avviata agli stabilimenti di Cinecittà, che già dal 1943 erano stati trasformati in campo di concentramento per i prigionieri alleati. Con l’aiuto di SS Italiane e spioni del luogo, i nazisti arrestarono tutti: belli e brutti, commercianti e contadini, impiegati e disoccupati, fascisti e antifascisti, Carabinieri e militari che non avevano aderito alla Repubblica Sociale, nipoti, figli e nonni, comunisti, anarchici, cattolici e repubblicani.

Vennero trattenuti solo gli uomini validi al lavoro di età compresa tra i 16 e 60 anni. Ancora oggi non è chiaro il numero a cui ammontarono gli arrestati, ma confrontando i documenti tedeschi e quelli della parrocchia di S. Maria del Buon Consiglio, sembrerebbe che la cifra poteva essere compresa tra i 707 e i 734 individui. Il colpo di frusta per la comunità della borgata non fu solamente quello legato alla privazione dei propri cari, ma anche e soprattutto quello pertinente all’economia familiare, infatti la deportazione dei soli uomini determinò forti aggravamenti per la sopravvivenza fisica dei nuclei familiari, rimasti senza principale fonte di reddito.

Ad un primo giudizio verrebbe da puntare il dito sui partigiani, su coloro che causarono questa disgrazia per la comunità. Causa ed effetto. Ma i nazisti perché avevano paura del Quadraro? Perché non punirono come fecero dopo i fatti di via Rasella dieci italiani per ogni soldato tedesco ucciso? Perché preferirono deportare in massa un’intera comunità maschile fatta di sfollati e migranti italiani? Perché i nazisti avevano paura del Quadraro? Le risposte che troveremmo oggi sarebbero certamente ricche di eticità per i fatti accaduti allora, ma sarebbero altrettanto fuori luogo perché diverse sono le condizioni di vita e di diverso grado il coinvolgimento emotivo che ci lega a quegli eventi.

 

“Il rastrellamento […] non rientro però nel quadro previsto dalle Forze Armate per procacciarsi mano d’opera. Fu un’operazione diretta dalla polizia responsabile della sicurezza di Roma, la quale vedeva nel Quadraro il rifugio di tutti gli elementi contrari, degli informatori, dei partigiani, dei comunisti, di tutti coloro che essa combatteva. Il comando della città era dell’opinione, più volte manifestata, che quando qualcuno non riusciva a trovare rifugio o accoglienza nei conventi o al Vaticano, si infilava al Quadraro, dover spariva. Voleva farla finita con quel nido di Vespe”.

La rete clandestina era formata da più realtà locali intrecciate fra loro non solo per idee politiche o religiose, ma soprattutto da legami territoriali forti, proprio come quelli dei paesi: belli e brutti, commercianti e contadini, impiegati e disoccupati, famiglie numerose e piccoli gruppi di amici. Il forte senso di comunità viveva attraverso diverse figure, rappresentati l’eterogenea composizione sociale della borgata: Basilotta, imprenditore locale, comandante delle formazioni Matteotti dell’8^ zona del partito socialista; Luigi Forcella, falegname, comandante delle formazioni Garibaldi del Partito Comunista; la P.A.I. del Quadraro, grazie alla quale molte retate furono sventate come riconosciuto dall’organizzazione militare del PSI; I Marescialli dei Carabinieri Floridia e Di Leo, delle ex-caserme del Quadraro e di Cinecittà, aderenti con i loro uomini al Fronte Clandestino dell’Arma dei Carabinieri Filippo Caruso; Don Gioacchino Rey e Monsignor Desiderio Nobels, il primo era il parroco della parrocchia di S.Maria del Buon Consiglio e il secondo, invece, alla parrocchia di S.Giuseppe all’Arco di Travertino, legati entrambi sia all’associazionismo cattolico che e al Fronte Militare Clandestino. Molti erano i legami con formazioni esterne al C.L.N. , ma ben radicate nel tessuto urbano come nel caso di Bandiera Rossa molto forte a Tor Pignattara. Nelle borgate di Centocelle, Tor Pignattara, Pigneto, Certosa e Quarticciolo l’organizzazione territoriale era simile a quella del Quadraro. C’è da aggiungere che molte famiglie romane, pur non aderendo formalmente alla resistenza, nascosero renitenti alla leva, militari italiani sbandati o prigionieri di guerra alleati, ricevendo per questo riconoscimenti ufficiali dopo la fine del conflitto bellico.

Il Quadraro logisticamente posto tra due comandi militari, quali l’aeroporto di Centocelle e Cinecittà, come abbiamo sottolineato divenuto campo di concentramento per gli internati alleati, ed avendo una notevole capacità di organizzazione clandestina fu ritenuta un seria minaccia dai nazisti, tanto da essere inserito nel piano di evacuazione dei quartieri più pericolosi della città.

Parlare oggi di Resistenza vuol dire non dimenticarsi del nostro passato, della nostra storia locale e nazionale, del diritto alla libertà di opinione che con un caro prezzo di sangue è stato pagato. Parlare oggi di Resistenza vuol dire continuare a manifestare disappunto insieme, nei confronti di chi propone politicamente scelte sommarie senza interpellare le comunità territoriali.

Parlare oggi di Resistenza vuol dire comprendere che la diversità di opinioni, di colore, di racconti, di status e di culture costituisce la ricchezza stessa del nostro costume e della nostra storia che continua ad evolversi e a renderci ancora una volta un popolo di navigatori. Parlare oggi di Resistenza vuol dire ancora, come ieri, opporsi a chi ha la forza e non la ragione.

De Cesaris W., La borgata ribelle – il rastrellamento del Quadraro e la resistenza popolare a Roma, Odradek, Roma 2004
Moellhausen E. F., La carta perdente: memorie diplomatiche 25 luglio 1943 – 2 maggio 1945, Sestante, Roma 1948
De Simone C., Roma città prigioniera - i 271 giorni dell’occupazione nazista (8 settembre ‘43 – 4 giugno ’44), Mursia, Milano 1994
Dollmann E., Roma Nazista, BUR Milano, 2002
Monelli P., Roma 1943, Einaudi, 1993
Piscitelli E., Storia della resistenza Romana, Bari, 1965
Portelli A., L’ordine è già stato eseguito, Donzelli Editore, Roma 2001
Guidi C., Operazione Balena Unternehmen Walfisch - Edilazio Roma 2013 -

 

Collegamenti

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Collegamenti

Il Quadraro è raggiungibile dalle stazioni Metro linea A:
Porta Furba – Quadraro;
Numidio Quadrato;
Lucio Sestio.

 

Introduzione

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Quadraro è il nome della zona urbanistica tra la 6c del VI Municipio di Roma e il quartiere Q.VIII Tuscolano. Popolazione: 28.000 abitanti. È posta fra la via Tuscolana e la via Casilina dopo la Porta Furba. Venendo dal centro, si percorre la discesa del Quadraro e inizia il nostro quartiere.

Suoi ideali confini sono per l'appunto la Porta Furba, che lo separa, attraverso una breve salita, dalla zona dell'Arco di Travertino e la via del Quadraro - Piazza dei Consoli, che lo separa dalla zona Don Bosco - Cinecittà.

Le fonti conservate all'Archivio di Stato di Roma (per l'esattezza il Catasto Alessandrino) parlano di Quadraro già dal 1600, ma esso si riferiva genericamente alla zona che dalla Porta Furba si estendeva verso i Castelli Romani. In seguito, verso gli anni dieci - venti, iniziò la sua costruzione per come ancora oggi lo si può osservare.

Con il nome di luogo Quadraro (derivazione del lemma latino Guadralis) si indicava, fino agli anni trenta circa, tutta la zona a sud di Roma che va da Porta Furba agli attuali stabilimenti di Cinecittà.

Dopo la costruzione degli stabilimenti cinematografici, inaugurati nel 1937 da Benito Mussolini,  la zona venne sempre più frequentemente indicata con il termine "Cinecittà", e così il quartiere che sorse attorno.

Il toponimo Quadraro indica oggi l'area dove sorge l'insediamento urbano più antico della zona, circoscritto dalle vie Tuscolana, Casilina e di Centocelle. Questo insediamento risale all'inizio del '900 ed era una lottizzazione piuttosto ben progettata che aveva prodotto una struttura urbanistica basata su villini di due, o al massimo tre, piani con attorno un'area verde di 2.000 2.500 metri quadri circa. Assimilabile alla zona dei villini del Pigneto, anche se di natura più spontanea ed a quest'ultimo, precedente.

Negli anni precedenti la seconda guerra mondiale, il Quadraro vide un'importante crescita. Considerato dal Governatorato di forte importanza per lo sviluppo della città verso i Castelli Romani, al Quadraro vennero realizzati due cinema di III Visione (Il Quadraro in via Tuscolana abbattuto fine anni ’60 e ora un edificio di 7 piani; il Folgore in via dei Quintili 34, ora Chiesa Coreana), l'ufficio postale, la casa del fascio in Via dei Juvenci, 6. Il Gruppo fascista che operava era l'Enrico Toti. Altra prova della grande importanza che veniva attribuita a questo nuovo insediamento viene infatti confermata dalla presenza di questa importante "casa del fascio" di Roma che integrava anche l'organizzazione dei "fasci femminili". Ancora oggi, in via degli Juvenci  è presente l'elegante palazzina liberty che ospitava la struttura di propaganda. Infine da ricordare un istituto per ciechi. E' ancora presente il casale, Via Cincinnato angolo via Ascanio Pediano, che negli anni '30 ospitava una casa di cura per ciechi e che fino a qualche anno fa dei cartelli lo indicavano come proprietà del Comune. Era destinato dal Piano Particolareggiato, a Biblioteca. Il casale è lì in mezzo al degrado. Erano presenti inoltre molte osterie e trattorie spesso frequentate dagli attori e dalle maestranze della nuova città del cinema (Trattoria Primavera in fondo alla salita sulla via Tuscolana; Gigetto in via dei Quintili, negli anni 50 abitualmente frequentata da Aldo Fabrizi; Roma-Napoli in fondo a via dei Lentuli. Su questa strada anche il primo cinema dei fratelli Cenci in via dei Lentuli 84. Successivamente i Cenci dismisero questo cinema e acquistarono il cinema Quadraro in via Tuscolana. Il locale divenne magazzino dei tessuti, bottega, sino a diventare un’officina meccanica e ora studio di Architettura.

Negli ultimi mesi della guerra il Quadraro fu meta di moltissimi immigrati dalle città bombardate come Cassino e di sfollati dalla Roma più centrale, obiettivo dell'assalto degli alleati.
Questo comportò il sorgere di case e casette, il più delle volte costruite con mezzi di fortuna, che riempirono i lotti non ancora edificati e molti spazi dei giardini e degli orti, dando al Quadraro un aspetto più di "borgata" che di quartiere. Questo processo di edificazione spontanea ebbe poi il suo apice negli anni dopo la guerra fino agli anni sessanta e in misura minore, settanta. Attualmente il Quadraro sta vivendo un periodo di recupero e rivalutazione dei suoi aspetti storici e urbanistici. È stato definito un "paese nella città".

Cinematografi (anno 2011 da qualche anno esiste solo la Multisala Atlantic e il Cinema don Bosco):

Quadraro Via Tuscolana 796 abbattuto verso fine anni 60 e ricostruito un palazzo di 7/8 piani. Alla stessa altezza dell'entrata del cinema, nel 2010 un bar pasticceria Folgore via dei Quintili 34. Nel 1973 aveva questo telefono: 761.00.70 ora Chiesa Coreana
Bristol Via Tuscolana 950 Nel 1973 il telefono era: 761.5424 - oggi è un centro commerciale Atlantic Via Tuscolana 745 monosala - oggi è una multisala
Marconi questa è stata prima la denominazione di una sala in Piazza Vittorio e poi in Via Giuseppe Chiovenda 57 al Lamaro, ora Chiesa Evangelica dall'estate del 1966 Don Bosco Via Publio Valerio, 63 il Cinema Teatro dei Salesiani
 

Edifici di Culto

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Edifici di Culto

Assunzione di Maria, in viale Spartaco. La chiesa dell'Assunzione di Maria è una chiesa di Roma, al Quadraro, in largo Spartaco.

Parrocchia dell'Assunzione in L.go SpartacoÈ stata costruita su progetto dell’architetto Saverio Muratori (lo stesso dell'Ina Casa): i lavori iniziarono nel 1961, ma furono in seguito interrotti e ripresi nel 1971. La chiesa non è stata completata e ciò che si vede oggi è solo la cripta del progetto originario. Una lunga rampa porta all’entrata della chiesa, che è posizionata a diversi metri sotto il livello della strada soprastante. L’interno è piuttosto buio e cupo; sul presbiterio è collocata un grande croce di legno fissata su una roccia, dietro la quale vi è l’organo. Da un lucernario al centro del soffitto, a cupola ribassata in cemento armato, pende un lampadario in ferro battuto. 

Chiesa dell'Assunzione di Maria SS. - Roma - 1954-70
"Questo edificio costruito nella sua sola parte sotterranea, la cripta, affronta l'arduo tema dell'aula di grande dimensione, coperta a volta estradossata. I setti radiali cementizi, che costituiscono il piedritto della cupola, denunciati all'esterno nei costoloni, trovano spiegazione nelle volte concave e convesse che formano la cupola, la cui continuità riconduce l'insieme al suo carattere di classica organicità"

La chiesa è sede parrocchiale, eretta il 21 aprile 1954 con il decreto del cardinale vicario Clemente Micara Cum in suburbana ed affidata prima al clero della diocesi di Roma e poi ai preti della Congregazione di San Giovanni Battista Precursore. Fino alla costruzione dell’attuale chiesa, la parrocchia aveva sede nella chiesa del Divino Amore in via Viviani.

Cappella di via VivianiCappella del Divino Amore Via Alessandro Viviani 24

Storia dell’inizio della Comunità dell’Assunzione:

Durante la seconda guerra mondiale, a causa degli eventi bellici, numerosissime persone dovettero abbandonare le proprie abitazioni, a Roma e nel Lazio. Circa 10.000 di queste trovarono rifugio, in condizioni abitative miserevoli, sotto gli archi dell’Acquedotto Felice, riadattati a baracche, senza energia elettrica, senza acqua corrente, senza servizi igienici.

Don Alberto Tedeschi, parroco di Santa Maria del Buon Consiglio subito dopo la guerra, pose particolare attenzione ai bisogni di queste persone e sollecitò la comunità delle Suore dell’Assunzione, che aveva sede a Corso d’Italia, a svolgere attività caritative verso di esse.
(approfondici con http://mondoassunzione.org/documenti/Foglio_0605.pdf)

Nel corso del 1950 l’ing. Gerini, proprietario dei terreni intorno all’Acquedotto Felice, donò alla comunità delle Suore dell’Assunzione un terreno dove venne costruito un padiglione in legno, utilizzato come asilo per i bambini, come ambulatorio medico e, la domenica, come cappellina in cui celebrare la messa.Don Paolo Rossi - Parroco dell'Assunzione di Maria in L.go Spartaco al 1974Per venire incontro alle esigenze della popolazione, le suore intervennero sulle autorità comunali affinché fosse portata l’acqua potabile, almeno con alcune fontanelle, e l’energia elettrica. Le Suore dell’Assunzione con le loro attività caritative, divennero sempre più il punto di riferimento della popolazione: nel frattempo il quartiere cresceva, anche a seguito del Piano-Fanfani, con la costruzione delle abitazioni popolari Ina-Casa.

Anche i locali usati dalle suore vennero sostituiti da strutture in muratura, grazie all’intervento dell’Ing. Costanzi, uomo di fede: nell’ottobre 1951, infatti, iniziarono i lavori e nel febbraio successivo il padiglione venne terminato, consentendone l’utilizzo sia per l’asilo che per l’ambulatorio medico. Successivamente, a richiesta della popolazione, oltre all’asilo entrarono in funzione anche tre classi di scuola elementare, in quanto nella zona non c’erano scuole.

Nel maggio 1953 venne ultimata la chiesa, dedicata alla Madonna del Divino Amore e affidata a Don Paolo Rossi in qualità di responsabile della vice-cura; il 4 ottobre del 1953 venne terminato l’istituto, ove si trasferì l’intera comunità delle Suore dell’Assunzione. Con la crescita del quartiere inizia la costruzione della chiesa parrocchiale, in Viale Spartaco, e il 21 aprile del 1964 il Cardinale Micara firma il decreto che istituisce la parrocchia dell’Assunzione di Maria.

 

Santa Maria del Buon Consiglio, in via Tuscolana.

Santa Maria del buon ConsiglioLa chiesa di Santa Maria del Buon Consiglio a Porta Furba è al Quadraro, nel quartiere Tuscolano, in via Tuscolana. È stata costruita nel 1916 su progetto dell’architetto Costantino Sneider ed aperta al pubblico il 9 aprile di quell’anno. Nel 1955, lavori di ampliamento condotti dall’architetto Paolo Stefani, hanno portato all’inserimento nella chiesa di una crociera. Il 6 dicembre 1992 essa ha ricevuto la visita di papa Giovanni Paolo II. Durante la resistenza la Parrocchia era tenuta da don Gioacchino Rey, un parroco combattivo e generoso parroco al Quadraro dal 1929, una vita esemplare oltreché un noto antitedesco. Decorato quale cappellano militare nella guerra del ‘15-‘18 con medaglia al valore e croce di guerra, rifiutò la nomina a Vescovo per non lasciare i suoi parrocchiani ai quali si dedicò in ogni modo, raccogliendo i ragazzi nell’oratorio ed organizzando raccolte di viveri e vestiario per beneficenza, poi lo farà per tutti allo scoppio della guerra. Fu lui a redigere un elenco, anche se incompleto, delle persone deportate. Vi erano anche le suore belghe che fecero la loro parte in quest’opera, nascondendo persone scomode e uomini in occasione del rastrellamento.

Arnaldo Canepa, fondatore del Centro Oratori Roman pArnaldo CapenaPresso la Parrocchia professò la sua Fede Arnaldo Canepa, Catechista e Fondatore del Cento Oratori Romani, morto il 2 novembre 1966.E' in corso la causa di beatificazione del Servo di Dio.
Nel ’26 con il giornalista Vertecchi, inizia la Conferenza di San Vincenzo de' Paoli presso la Parrocchia di Santa Maria del Buon Consiglio al Quadraro.
Nel 1929 Arnaldo conosce e segue Mons. Desiderio Nobels, un sacerdote belga che aveva iniziato al Quadraro e a Torpignattara un servizio pastorale a favore dei fanciulli, di Domenica con la celebrazione della Messa e il catechismo.
Negli anni ‘30 il Fascismo intraprese una politica condizionante nei confronti dell’associazionismo cattolico, visto come un pericolo, e chiuse l’oratorio di Santa Maria del Buon Consiglio, il primo dell’Azione Cattolica ed uno dei più forti. Monsignor Desiderio Nobels - che poi diventò comandante partigiano - ed altri parroci cominciarono allora a collaborare con la Resistenza della zona
Via Columella 53Nel 1931, Mons. Nobels viene allontanato dai fascisti e il Parroco del Quadraro - Don Gioacchino Rey - chiama Canepa che così inizia l'Oratorio festivo (celebrazione eucaristica e catechesi). Il Centro Arnaldo Canepa è in via Columella 53. I suoi resti sono sepolti nella chiesa di santa Maria del Buib Consiglio "per volontà dei suo ragazzi".

Chiesa Annessa alla Parocchia è San Filippo Neri all’Acquedotto Felice, Via dell’Acquedotto Felice 35

 

Zone e rioni del Quadraro

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Zone e rioni del Quadraro:

Quadraro Vecchio: si trova immediatamente a sinistra della Tuscolana, scendendo da Porta Furba; i suoi confini sono: via degli Angeli, via di Centocelle, parco Monte del Grano, via Tuscolana e l'ex sanatorio Ramazzini, fermata della metro linea A Porta Furba- Quadraro;

Quadraretto: immediatamente a destra scendendo dalla Porta Furba, fermata della metro linea A Porta Furba- Quadraro;

INA Casa 49: a ridosso di via Tuscolana, all'altezza della fermata della metropolitana linea A Numidio Quadrato:

INA CASA
il progetto dell’Ina Casa Tuscolano rientrò nel programma del piano casa Fanfani, piano che consisteva nella realizzazione di insediamenti  pubblici d’abitazione per incrementare anche l’occupazione operaia. Il quartiere Ina Casa rimane famoso nell’immaginario collettivo per via delle grandi torri e del boomerang progettati da Mario De Renzi (Nel 1952-55,con Saverio Muratori è impegnato allla realizzazione del quartiere INA-Casa al quartiere Tuscolano., strutture abitative citate da illustri registi del calibro di Pasolini (Mamma Roma) e Monicelli (un Borghese piccolo piccolo). Un quartiere quello del Tuscolano che rappresenta a partire dagli anni Cinquanta una cattedrale nel deserto della periferia Sud-Est della capitale, un monumento che favorirà la rivalutazione dei costi dei terreni e la loro edificabilità nell’area compresa tra Cecafumo e gli stabilimenti cinematografici di Cinecittà. I ragazzi del Centro Sociale Spartaco, la Consulta di quartiere Ina casa Quadraro e il Centro Sociale Anziani di Largo Spartaco operano attivamente per la conservazione dei limiti di vivibilità dei quadraroli dell’INA Casa.

GLI INTERVENTI INA-CASA
Nel dopoguerra l' INA casa costrui', sui terreni di A.Gerini in localita' Cecafumo , l' intervento piu' massiccio del territorio romano, su di un' area di circa 36 ettari per un complesso di circa 3150 alloggi e 17.000 vani, strutturati in 3 interventi, che offrono anche una varieta' di tipologie interessanti elaborate dalla ricerca razionalistica. Per prime furono realizzate, nella zona compresa tra via del Quadraro, la Tuscolana, via Pubblicola e via Lemonia, una serie di costruzioni intensive dai 4 ai 6 piani, disposti in modo da rinchiudere al centro di ogni lotto uno spazio da adibire ad uso condominiale.

Il secondo intervento, di De Renzi e Muratori, era compreso tra Largo Spartaco, via del Quadraro, via Selinunte e via Cartagine. Per la sua particolare conformazione a "v" aperta (familiarmente: Boomerang), assolve la duplice funzione di fondale della piazza dei servizi e di cinta muraria con porta ubica del centro edilizio. L' immagine e' molto vicina a quella di una citta' medievale. Contemporaneamente a questo nucleo si attuava un terzo intervento tra la via Selinunte e la ferrovia Roma-Napoli: l'unita' di abitazione bassa a sviluppo orizzontale di Adalberto Libera. Il complesso di circa 1000 vani, vede dialogare due tipologie architettoniche quali le case basse e le case a ballatoio intorno ad un piccolo parco attrezzato. E' come un piccola citta' chiusa all'interno di un vero muro.

Politica della casa e assegnatari : al Tuscolano negli anni Cinquanta

In un’area pianeggiante tra la via Tuscolana e il parco degli Acquedotti, in località Cecafumo, così chiamata per la presenza nell’intera zona di un accecante fumo prodotto dai fuochi accesi in capanne e botteghe artigiane prive di un impianto di aerazione, sorge uno dei più grandi interventi romani dell’ina Casa- Tuscolano.
Costruito su un territorio di 35,5 ettari, nel settore orientale di Roma, il quartiere viene edificato nella prima metà degli anni Cinquanta in tre fasi, con 3.150 alloggi (17.000 vani) per circa 18.000 abitanti complessivi.
Il Tuscolano, di proprietà del marchese e senatore democristiano Alessandro Gerini e della sorella Isabella (eredi di un ramo dei Torlonia).
L’area, se si escludono alcune capanne artigiane e rifugi di fortuna, è scarsamente abitata, in una posizione intermedia lungo l’asse della via Tuscolana tra la città vera e propria, che si ferma all’altezza di Porta Furba e del vecchio Quadraro, e il centro cinematografico di Cinecittà inaugurato nel 1937. Collegato alla stazione Termini dalla tranvia dei Castelli Romani della stefer (Società delle tranvie e ferrovie elettriche di Roma), è tuttavia un’area libera in cui poter sperimentare la costruzione di un quartiere autosufficiente, in linea con l’importante dibattito interno all’urbanistica del periodo.
Nei casi in cui l’ente appaltante fosse, così come stabiliva la legge, un’azienda che costruiva case per i propri dipendenti, doveva provvedere anche alla gestione degli alloggi e alla loro assegnazione in ambito aziendale, con «graduatoria particolare» riservata ai propri dipendenti.
Leggendo i progetti originali conservati dall’Archivio disegni dell’ater (già iacp), si individuano facilmente le case incis e iacp: gli enti che gestivano l’amministrazione degli alloggi rispettivamente per i dipendenti della pubblica amministrazione e di altri datori di lavoro e assegnati secondo una graduatoria generale di necessità, tutte collocate nel Tuscolano i, tra via Tuscolana, via Valerio Publicola, via Lemonia e via del Quadraro, prima fase progettuale portata a termine senza un piano urbanistico riconoscibile e anticipazione dei successivi interventi pubblici. In questo settore, come realtà consistenti, troviamo anche l’inail e l’inps (che realizza le case in linea di Nicolosi, tra viale Spartaco, via Lucio Sestio e via del Quadraro). Tra queste, la Banca commerciale italiana, l’Ufficio italiano cambi, il Comando generale Guardia di Finanza, la Confindustria, il ministero per l’Africa, la Società romana di elettricità, la Finmare, Cinecittà, la stefer e il ministero della Difesa, edificano ognuno un proprio singolo immobile.
Nella realizzazione della seconda fase, il cui progetto urbanistico vede la firma di Mario De Renzi e Saverio Muratori e «nasce come esplicito tentativo di dare forma ad un nucleo urbano in cui ricercare la complessità di un apparente tessuto urbano consolidato, attraverso l’inserimento sia di elementi propri della città, quali ad esempio la piazza, sia di una notevole varietà di tipi edilizi e di soluzioni spaziali», la Gestione ina Casa costruisce direttamente la maggior parte dei fabbricati: le case a torre di De Renzi lungo via del Quadraro, le case in linea di Vagnetti e Tassotti e quelle di Muratori e De Renzi, Via Sagunto sotto la neve nel dic. 2010 con lo sfondo dell'entrata di via Selinunte 49 entrambe perpendicolari a via Sagunto, asse centrale del quartiere. Il lungo edificio di via Sagunto e le case a torre di via Cartagine, entrambi progettati da Muratori e De Renzi, sono invece inps, se si esclude l’ultima casa a torre di largo Spartaco, il cui ente appaltante è il ministero della Difesa. Quest’ultimo è anche l’ente che realizza l’importante edificio di Muratori e De Renzi, noto come boomerang o edificio a stecca, che affaccia su largo Spartaco. Il consorzio “il Cantiere” è infine l’ente che realizza l’unità di abitazione orizzontale di Adalberto Libera, il Tuscolano III.

Questo primo livello di ricerca apre anche un altro interessante spunto, che sembra confermato da alcuni documenti da me rinvenuti nell’Archivio centrale dello Stato. Anche di fronte ad analoghi progetti, ci possono essere delle differenze nella realizzazione. È quanto ad esempio accade nelle case a torre di via Cartagine, dove i fabbricati 85, 86, 87 e 88 (di proprietà inps) presentano lesioni verticali e orizzontali su tutti i muri, molti lavori sono lasciati incompleti e alcuni servizi di prima necessità mancano (porte dell’ascensore, avvolgibili non messi in opera, il balcone sul pianerottolo è privo di una porta-finestra in grado di riparare dalle intemperie, lo scolo dell’acqua non è completo e i cassoni dell’acqua sono vecchi e lesionati), a differenza del fabbricato analogo, il 99, di proprietà del ministero della Difesa.  (Alice Sotgia)

Cecafumo: in corrispondenza della fermata della metropolitana linea A Lucio Sestio.
Così chiamata per la presenza nell’intera zona di un accecante fumo prodotto dai fuochi accesi in capanne e botteghe artigiane prive di un impianto di aerazione. In via Lucio Sestio era presente il mercato ortofruttifero all'aperto della zona. (il film Mamma Roma è ambientato su questa strada). Il mercato si tresfeì poi al mercato coperto di via del Quadraro.

Sottostazione elettrica stefer CecafumoIn via Lucio Sestio nell'isolato delimitato da questa, via del Quadraro e via Tuscolana.c'era la sottostazione eletttrica del tranvetto blu della Stefer palazzina a 2 piani). E' ancora presente. E' nascosta tra i palazzi, per questo non si trova facilmente. La trovi: uscendo dalla metro lato baretto "Mamma Roma" sali via Lucio Sestio ed entri nel primo cortile INA CASA che troverai sulla tua destra e a quel punto la vedi, perchè la palazzina è di tutta altra epoca. Il lotto e la SSE sono ancora di proprietà COTRAL. La utilizza come deposito/rimessa.

 

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Monte del Grano

E’ il nome popolare del mausoleo di Alessandro Severo, collocato all'interno del Parco XVII Aprile 1944, in un'area di Roma che è attualmente parte del moderno quartiere del Quadraro.
È il terzo mausoleo, in ordine di grandezza, di Roma, ovvero la terza tomba a tumulo dopo la Mole Adriana ed il Mausoleo di Augusto.[senza fonte] Attualmente si presenta come una collinetta di circa dodici metri di altezza un po' nascosta dai palazzi sortile accanto negli anni '70.Nel '500 venne ritrovato al suo interno un imponente sarcofago attico, oggi conservato nelle sale al piano terreno dei Musei Capitolini.Si accede all'interno attraverso un corridoio lungo circa ventuno metri che si apre su una sala circolare di dieci metri di diametro, un tempo divisa in due piani.Vari studi mettono in dubbio l'attribuzione del Mausoleo ad Alessandro Severo, imperatore romano. Recenti studi di Erminio Paoletta accertano che il mausoleo è stato sicuramente la tomba dell'imperatore.

Per approfondimenti

Sito ufficiale della biblioteca dell'Universita' di Heidelberg dove vedere le tavole e la storia del Mausoleo del Monte del Grano.

In questa pagina si trova una delle 5 tavole:

http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/piranesi1784bd2/0031

le altre 4 le trovate in questo altro sito

http://www.bandb-rome.it/tombe_romane.html

Alcune Tombe a Tumulo di Roma: Monte del Grano al Quadraro sulla Tuscolana. Fu il luogo di sepoltura dell’Imperatore Alessandro Severo (ucciso dai suoi soldati nel 235 d.C.); è l’unico esempio di tumulo costruito nel III secolo d.C..

Giovan Battista Piranesi

Tomo II tav XXXI - Pianta e vista del tumulo di Alessandro Severo
Tomo II tav XXXII - Spaccato del sepolcro 
Tomo II tav XXXIII - Sarcofago di Alessandro Severo e della madre Giulia Mamea
Tomo II tav XXXIV - Lato posteriore incompleto del sarcofago Tomo II tav XXXV - viste laterali e sezioni del sarcofago

Visita guidata al Mausoleo di Monte del Grano
http://www.associazionedat.it/index.php?option=com_content&view=article&id=82&Itemid=103

 

 

Monumento ai deportati del 17 aprile 1944 nel Parco XVII Aprile 1944

Torre del Quadraro

Si trova a Roma in piazza dei Consoli e veniva usata anticamente per controllare il primo tratto della via Tuscolana e doveva essere verosimilmente in contatto visivo con la Torre di Centocelle. Il nome della torre e dell’omonimo quartiere, sembra derivare da un certo Guadralis, il quale nel 1164 ricevette in concessione il terreno circostante dai monaci di Sant'Alessio.

Porta Furba
(arco di Sisto V) è l’arco che si forma nell’incrocio tra l’acquedotto Felice e la via Tuscolana nei pressi del quartiere Quadraro a Roma.

ulteriori info
http://it.wikipedia.org/wiki/Porta_Furba
http://www.giocandoneltempo.it/Acqua_Felice.htm

Acquedotto Felice

L'acquedotto Felice venne realizzato da Papa Sisto V (al secolo Felice Peretti) nel 1585. Un tempo attraversava tutta la zona est della città, arrivando fino a portare l'acqua sul Quirinale e terminando alla fontana del Mosè presso la stazione Termini, la sua antica 'Mostra'. Ultimamente, a causa delle numerose perdite presenti sulle arcate (l'acquedotto venne realizzato demolendo e abbassando le arcate del Marcio). da circa 15 anni è stato deviato nel parco di S. Policarpo (meglio conosciuto come Parco degli acquedotti).

Quercia del Quadraro, la quercia più antica di Roma

Farnia (Quercus peduncolata) di Via dei Juvenci al Quadraro, probabilmente la più grande Quercia di Roma e con una età stimata intorno ai 400 anni.

 

La palestra popolare del Quadraro

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La palestra popolare del Quadraro, etica dello sport come diritto per tutti

Tra le principali strutture di Roma annoveriamo anche quella del Quadraro, uno spazio pubblico che nasce all'interno del centro sociale occupato Spartaco, fuori dalla logica imprenditoriale e privatistica e a sostegno del comune desiderio di riprendersi un territorio, una cittadinanza, un futuro.E’  in Via Treviri che è stato sviluppato il progetto “Palestra Popolare del Quadraro” in risposta alla carenza di strutture sportive del territorio, in un luogo destinato a parcheggio ma abbandonato al degrado da 44 anni, in un spazio pubblico viene fornito un servizio accessibile a tutti i cittadini. Permette corsi di boxe e di prepugilistica, danza del ventre e contemporanea, lezioni di yoga, breakdance, capoeira nagò, tango argentino, balli di gruppo, trattamenti shiatsu e così la scelta diviene oltremodo imbarazzante.

 


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