Home Storie

Il tempo è come la marea e a volte fa perdere tutto ciò che travolge, per questo che la memoria deve essere

un ingranaggio collettivo.

 

Il temporale di Giovannino che abitava a via Celere

E-mail Stampa PDF

Il Temporale di Giovannino

 

Il pomeriggio noi ragazzini uscivamo come tutti i giorni da scuola, era la Damiano Chiesa qui al Quadraro, il cielo era tutto nero e minacciava temporale, già tuonava e dovevamo sbrigarci per tornare a casa, passando per via Cincinnato incontrammo come tutti i giorni Giovannino appoggiato al muro di casa, alla nostra vista ci pareva sempre uno strano tipo, un uomo forse di 20 anni o di 30 ma la sua età era difficilmente definibile, vestito con abiti rimediati regalati da qualcuno meno povero di lui, un paio di pantaloni stropicciati che lasciavano la gamba scoperta dallo stinco in giù mostrando i suoi piedi senza calzini e le scarpe aperte calzate a mò di ciavatte, una giacca le cui maniche gli coprivano anche le mani e le saccocce aperte e scucite dove teneva sempre un fazzoletto arrotolato e sporco con il quale si soffiava il naso sempre raffreddato, in testa portava un basco nero alla francese anche questo sicuramente dono di qualche generoso, la sua faccia era sempre la stessa, sguardo assente e occhi sbarrati e impauriti, scarno con un grande naso passava tutto il giorno a scaccolarselo, per noi ragazzini incoscienti e cattivelli era un personaggio che si prestava ad essere preso in giro, non riuscivamo a vedere la sua demenza che si portava dietro fin dal suo stato fetale. Iniziarono i lampi e i tuoni forti, Giovannino aveva paura e iniziava a correre come per evitarli, noi con la cartella di scuola in testa per coprirci dalla pioggia, gli correvamo dietro gridandogli "Giovanni arrivano i tedeschi" a questo gridare lui cominciava ad urlare e a correre più forte mentre noi ridevamo. Non ho mai saputo quale fosse la storia di Giovannino e di sua madre anche lei visibilmente demente, ma mi sarebbe tanto piaciuto saperla, vivevano in una piccola casetta con il tetto a tegole tutto rattoppato in via Celere, non so altro, so solo che la figura di Giovannino e di sua madre me la sono portata dietro per tutta la vita e questa dedica è la dimostrazione di quanto, a volte, le persone apparentemente "inutili" per i piccoli borghesi ti lasciano un segno profondo nelle memoria del passato più remoto, allora ti rendi conto che loro più di altri hanno rappresentato la società civile nella sua interezza, e il solo ricordarli riescono a darti una forza per superare anche i momenti più difficili, senza mai perdere quel bisogno famelico di civiltà insito in ogni persona.

Luciano Muratori.

Roma Quadraro  ottobre 2013

 

Personaggi del Quadraro nella memoria di Luciano Muratori

E-mail Stampa PDF

Erano gli anni sessanta quando in via Giulio Igino, piccola traversa di via Columella al Quadraro, c'era un proliferare di piccole attivita' dei suoi abitanti, erano tutte casette molto basse che iniziavano dall'ingresso della via, dove si accedeva da un arco di marmo e si prolungavano parallelamente leggermente in salita una di fronte all'altra fino a via dell'Aeroporto, erano tutte bianche tinte a calce, sembrava una piccola Casbah araba, la mattina sempre puntuale arrivava Maddalena, una vecchina molto piccola e aggobbata, spingeva il suo carretto pieno di frutta fino all'ingresso dell'arco e rimaneva li' fino all'ora di pranzo per vendere quelle poche cose, quando noi ragazzini la vedevamo arrivare gli correvamo incontro per aiutarla a spingere quel carretto per gli ultimi cinquanta metri, una volta che questo era posizionato ci regalava dieci lire, e' evidente che aveva un grande senso del lavoro.

Alle quattro del pomeriggio passava con la sua bicicletta, Peppe il fusaiaro, non so' se si chiamava veramente Peppe a Roma tutti i fusaiari si chiamavano Peppe, lo sentivamo arrivare da lontano perche' spingendo la sua bici a piedi, gridava ad alta voce fusaieeee....., dalle nostre case uscivamo ma non prima di aver chiesto ai genitori dieci o cinque lire perche' c'era Peppe, correvamo per andargli incontro e alla nostra vista lui si fermava con la bici e noi sceglievamo tra le sue cose, a destra e a sinistra del manubrio c'erano i secchi delle olive e delle fusaie, al centro c'era la cassetta dei bruscolini, del castagnaccio, i zeppi di liquirizia, le pesche a sorpresa, le caramelle, la merce aveva tre prezzi che andavano dalle cinque lire alle venti lire, e a seconda di quanto potevi spendere ti indicava cosa potevi scegliere, lui passava tutti i giorni puntuale alle 16 pero' con il passare degli anni la sua voce si faceva sempre piu' bassa e gridava solo eeeee….., poi non l'abbiamo visto piu'.

A casa veniva il barbiere a farci i capelli eravamo in tre, mio padre io e mio fratello, allora si concordava il prezzo a forfait per tutti e tre i tagli.

All'angolo di via Cincinnato, con via Monte del Grano, dove tutt’ora c’è lo smorzo, il pomeriggio si posizionava sempre Nicoletta per vendere le caldarroste, aveva una pensione sociale e le castagne gli facevano arrotondare un po' il suo misero mensile.

Questi sono stati solo alcuni dei personaggi del Quadraro, ma credo di tutte le periferie d'Italia, per anni hanno rappresentato la vita popolare dei quartieri periferici di tutte le citta',ci hanno lasciato ricordi di un tempo che insieme a loro abbiamo vissuto,loro insieme a tutti gli altri hanno contribuito a far rinascere un paese uscito sconfitto e umiliato dalla guerra, allora chissa', se a tutti loro, forse gli spetta un posto in Paradiso.

Luciano Muratori

 

La memoria di Pietro

E-mail Stampa PDF

Il Quadraro era composto da Gente che veniva dalla fame e aveva voglia di iniziare un nuovo futuro lavorando. C'era il barbiere di nome Lillo con il pischello come aiutante il piu' delle volte era costui che si allenava sulla mia capa. Accanto (dopo il cinema)c'era il negozio del lotto, al vecchio cinema che si vede nella foto ho visto un film della Mitica Mina che cantava(preistoria),questo poi chiuso ha riaperto vicino casa mia(50mt)noi lo chiamavamo "er Pidocchietto".

C'era la Torrefazione Carra che quando tostava il caffè emanava il profumo per tutto il quartiere. Poi che dire del Bar Carfagna ritrovo di tutti,ricordo la prima schedina che giocai li',ero piccoletto,invece de mette 12x,misi i risultati 1-0,2-1,2-0,ecc.ancora stanno a ride. C'era il fornaio moje e marito, mettevano paura, lui alto tipo frankestain, lei piccola bianca e magrissima. Vendavano la pasta sciolta, ancora ricordo dentro ai cassetti, lo zucchero sciolto, e io ci andavo perchè avevano la cioccolata bicolore nocciola e cioccolata, bona.

La pasticceria Napoletana (Salvatore)credo che adesso ci siano i fiji (bravissime persone),che dolci ragazzi, provatela.

Che dire delle varie hosterie, cucina romana oppure molisana, abbruzzese.

C'era er "grottino",(hosteria),una cantina sotto terra.

Il Bar Gigi (quello da me frequentato),che aveva nel retro le galline, infatti vendeva uova fresche, e poi era l'unico che nel quartiere aveva la tv, ricordo che la sera era pieno di gente, famiglie, sedute per vederla.

Poi er carbonaro , vendeva la legna e il carbone per le case del quartiere.

Al Quadraro c'è una grande Villa era del Dottore del rione, bravissima persona, la sorella poi fu' mia maestra.  Sul marciapiede c'erano le bancarelle, no dei cinesi o altri, ma i cozzari, ti aprivano le cozze due gocce di limone e vai, oppure i cocommerari con le fette fresche e che dire dei fusagliari e dei gelatari con i carrettini.

Poi  c'erano le falegnamerie,i  fabbri, calzolai, i mariuoli, ogni tanto si sentivano le sirene,  sgommate, inseguimenti, erano tempi di rubbagalline, non come adesso.

Altri negozi storici sono, Maresci ricambi elettrodomestici, la farmacia Capecci, il barbiere VERO Scarano (forbice d'oro), pensa che costui era barbiere di gente famosa , ebbene non ha mai voluto lasciare il quartiere dove era nato, sulla salita c'era il negozio delle macchine da cucire singer,nostro amico di famiglia.

Ci sarebbe la Mitica Claretta, ma questa è un altra storia!

Mi fermo qui senno' faccio mattina!

Pietro.

(http://forum.camperonline.it/topic.asp?ARCHIVE=true&TOPIC_ID=9842&whichpage=588)

 

Er nasone al Quadraro vecchio

E-mail Stampa PDF

Er nasone al Quadraro vecchio

Er nasone, e' una delle caratteristiche delle nostre citta', quello qui' sotto e' il piu' vicino a casa mia, dalle parti di via Columella, dista a meno di cento metri, e con lui ho convissuto per tanti anni, ha dissetato non so' quante persone, ha lavato non so' quanti bambini in fasce ,ha riempito non so' quante pentole per cucinare di chi non aveva l'acqua in casa, ha lavato non so quante ferite in tempo di guerra, ha lavato non so' quante macchine ecc. se moltiplichiamo questo per tutti i nasoni che ancora ci sono a Roma, e sono circa 2500, possiamo comprendere come la sua funzione sia stata estremamente sociale, prima ce n'erano ancora di piu', poi nel corso degli anni molti sono stati tolti, e' certo che quando andavo all'estero per lavoro, insieme al caffe' espresso era la cosa che mi mancava di piu, trovarmi in una grande citta' europea che non aveva fontanelle di acqua potabile, mi sembrava quasi una condizione di incivilta', e allora comprendevo la bellezza di abitare a Roma e in particolare in periferia dove di nasoni ce ne sono molti, per questo quando rientravo, e dall'aeroporto entravo in citta', la prima cosa che facevo era fermarmi al primo nasone che incontravo e bevevo anche se non avevo sete, per me' era come un gesto di appartenenza e un saluto alla citta' dove ero nato, e ritrovandomi tra i nasoni, la ferrovia e le case basse, la grande citta' europea era gia' messa alle spalle e finalmente mi ritrovavo nel posto piu' civile che io abbia mai conosciuto, il mio. Luciano Muratori

 

Che firm fanno oggi?

E-mail Stampa PDF

Storie "Che firm fanno oggi?"

il cinema Quadraro alla fine della discesa di via Tuscolana, negli anni 1950 era il cinema, quello buono delle prime visioni, mentre all'interno del quartiere, in via dei Quintili,  avevamo il pidocchietto che da noi si chiamava cinema Folgore.

Il nome era gia' tutto un programma,infatti andavamo a vedere le pellicole di seconda visione, i vari Totò e Maciste, americano o italiano che fosse il film, il biglietto costava 80 lire e alla cassa si potevano comprare i bruscolini o il mustacciolo a 20 lire.

Quest'ultimo era una sorta di biscotto duro ma cosi' duro che spesso spaccava i denti, sempre poco curati, a chi masticava troppo in fretta per la fame.

Quando uscivamo dopo la nostra visione partecipata con gli sputi a quelli della platea e i lanci di cicche di sigarette, ci sentivamo tutti Maciste, amici di Totò o di Alberto Sordi, a secondo della pellicola piena di giunte, che accorciavano il film di mezz’ora, e che per un'ora soltanto era passata in quel vecchio proiettore ad arco voltaico.

Questi erano i sogni che quei vecchi cinema ci hanno lasciato nella memoria piu' remota, e che ne' la TV ne' il festival di Sanremo sono riusciti ad affievolire. Ho avuto la fortuna di viverli e di conoscerli e spero di ricordarli ancora per molto tempo affinchè possa raccontarli a tutti quelli che lo desiderano, e poi non importa se i miei racconti saranno pieni di giunte come quelli di una seconda visione, per noi sono stati sempre quelli di prima e unica.

Luciano Muratori

Quadraro 13 febbraio 2013

 

Memorie varie di un vecchio Quadrarolo

E-mail Stampa PDF

Memorie varie di un abitante del Quadraro.

Negli anni ’50 nella trattoria da Gigetto, fra via dei Lentuli e via dei Quintili, oggi scomparsa, (al suo posto c’è una sezione politica) era cliente abituale Aldo Fabrizi; a via dei Quintili 130 c’era la caserma dei Carabinieri con le stanze di sicurezza al primo piano.

In via Cincinnati al n. 46 anni 70 c’era il PCI, in via Quintili 2 il bar Carfagna.

 

Abbiamo nascosto a casa i partigiani

E-mail Stampa PDF

Nelle casette basse in via dei Sulpici 5, durante l’occupazione la mia famiglia nascose in casa Isabella, Gianmatteo e Giancarlo, i tre figli di Giacomo Matteotti; Peppino Gracceva (con il nome di battaglia di "Maresciallo Rosso", divenne comandante delle Brigate Matteotti, che agivano di concerto con le Brigate Anarchiche in Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo. Ebbe come suoi diretti superiori Sandro Pertini e Giuliano Vassalli. Partecipò all'evasione di Pertini e Saragat da Regina Coeli) e lo stesso Giuliano Vassalli (Dall'ottobre 1943 alla fine di gennaio del 1944 fa parte della Giunta militare centrale del CLN. Nel gennaio del 1944 organizzò l'evasione di Sandro Pertini e Giuseppe Saragat dal carcere di Regina Coeli. Fu fatto prigioniero a Roma dai nazisti nell'aprile 1944 e liberato nel giugno dello stesso anno). L.

 

Il ricordo di un'avventore della Trattoria La Primavera

E-mail Stampa PDF

Trattoria La Primavera (1920 - 1970)
Roma Via Tuscolana, 555 (Quadraro)
Telef. 790.139
Oggi, anno 2011, sede dell'Asilo Nido

Nel 1920 Mariano Marri comprò la rivendita di vino e formaggi in via Tuscolana 555, dove adesso c’è un asilo nido. In seguito l'attività si trasformerà in Trattoria “La Primavera” diretta dalla moglie Elvira Locatelli, contessa.

La figlia Lucia Marri, nata nel 1900, con il marito Alberto Amadesi, dal 1935 condussero la trattoria fino al 1970. La trattoria fu affittata e nel 1990 gli eredi vendettero tutto a una società edile.

Sulla Tuscolana passava il tranvetto blu che da Termini andava al Quadraro. La fermata, subito dopo l'Arco, sul ponte della ferrovia, era diventata "la Primavera" e anche l'Arco era diventato "Della Primavera", così anche nel libro di Ascanio Celestini "Scemo di Guerra".

Durante l’occupazione nazista, ricordano gli eredi, si portava vivande e bevande a coloro che si nascondevano nel Quadraro.

La Trattoria dava sulla ferrovia, nel verde dei Ligustri e degli Ontani ancora presenti. A partire dal 1937, anno di nascita degli stabilimenti di Cinecittà, Il locale incominciò ad essere frequentatissimo da tutti gli attori di Cinecittà dell’epoca. In particolare ospiti fissi era tutta la compagnia del Rugantino (1962). Il posto richiamava famiglie, coppiette, ma anche feste di nozze e rinfreschi con il salone riservato, il terrazzo, lo stazzo e il chioschetto per mangiare arrosto, polli e spaghetti e bere vino castellano.

Trattoria La Primavera alla salita del Quadraro

 

Segnaposto della Trattoria Primavera

Segna posto della Trattoria La Primavera

 

Salone e Giardino d'inverno della Trattoria La Primavera e uno dei giardini.

Segna posto della Trattoria La Primavera.  

Salone e Giardino d'inverno della Trattoria La
Primavera e uno dei giardini
.

     
Due poesie sulla Trattoria: Primavera di Mario Frenquelli e Guida alla Primavera di Temistocle Longo
 Due poesie sulla Trattoria: Primavera di Mario Frenquelli e Guida alla Primavera di Temistocle Longo.
   
Per chi ama godere alla Trattoria La Primavera
Per chi ama godere alla Trattoria La Primavera.

 

 

il Mercato di via Lentuli

E-mail Stampa PDF

Dopo vent'anni sono tornata a vivere al Quadraro, mi piace vivere qui' tanti si ricordano di me di quando di corsa mi recavo a scuola in via Maia, non senza aver fatto prima una sosta alla gloriosa pasticceria di Circi in via dei Quintili.
Anche le mura cadenti del vecchio cinema Folgore (Ora restaurato ma divenuta Chiesa Coreana) mi riportano a quando, in compagnia dei miei fratelli, andavo a vedere i film di J.Wyine che non moriva mai nonostante le frecce degli indiani. Era bello allora andare al cinema potevi vedere piu' volte lo stesso film e nessuno ti mandava via, non c'era l'aria condizionata e qundo l'aria si faceva pesante si apriva ilsoffitto e si vedeva il cielo.
Ricordo il mercato di via dei Lentuli con i contadini dai quali mia madre faceva la spesa mentre ci accompagnava a scuola.
Che cosa e' cambiato rispetto ad allora? Il traffico e' piu' caotico, le vie del quartiere sono piu' sporche, molti edifici sono maltenuti dagli stessi propietari.
Il mitico bar Carfagna e il negozio di casalinghi hanno lasciato il posto ad attivita' commerciali che non c'entrano niente con la storia del quartiere.
P. di Tempora

 

La memoria di Anna Maria Pinzi

E-mail Stampa PDF

ANNA MARIA PINZI

Ho vissuto al quadraro dal 1951 al 1962. Abitavo in via dei Quintili, in una casa circondata da un piccolo giardino. Di fronte alla mia abitazione si trovava l'istituto delle suore di Namour, presso cui ho frequentato la scuola materna e trascorso in seguito, nell'oratorio attiguo, pomeriggi dedicati al gioco, al teatro, a piccoli lavori manuali. Dal 56 al 61 ho frequentato la scuola elementare "Ciro Menotti" in via G. D'alloro, per raggiungere la quale dovevo attraversare a piedi prati e distese sterrate comprese tra via degli Angeli e l'aeroporto di Centocelle. Esistevano su via degli Angeli solo 4 palazzi. Detti "i palazzoni", che, ai miei occhi di bambina abituata alle casette e alle baracche di via dei Ciceri, sembravano grattacieli. Ricordo i cinema di via Tuscolana. Il Bristol e l'Atlantic, il minuscolo cinema Folgore in via dei Quintili, che frequentavo molto spesso con mio padre. Il costo del biglietto era alla fine degli anni 50 di sole 50 lire! La mia scuola media "Opita Oppio" era sistemata in un garage in fondo a via dei Quintili. Che bei ricordi della pace di quelle vie senza traffico ne' confusione!

 

Don Roberto Sardelli all'Acquedotto Felice con la scuola 725.

E-mail Stampa PDF

I padroni lo sanno bene e cercano di addormentarci. Ci portano il vino, la televisione e i giradischi, macchine e altri generi di oppio.
Noi compriamo e consumiamo. Serviamo ad aumentare la ricchezza padronale e a distruggere la nostra intelligenza.  »
 (Scuola 725: Lettera al sindaco, Roma, 1968)

Il 4 Novembre del 1969 Don Roberto Sardelli acquista una baracca, da una prostituta, lungo l'acquedotto Felice. In quel ricovero fonda la "Scuola 725" dove insegnerà ai bambini, figli dei baraccati, che alla scuola elementare "Salvo D'Acquisto" venivano spesso messi nelle classi differenziali.
Assieme ai bambini, Don Sardelli scrive la "Lettera al Sindaco" indirizzata all'allora Sindaco Rinaldo Santini, che viene pubblicata dal quotidiano Paese Sera.
L'esperienza della "scuola" termina nel 1974 quando il Comune di Roma inizia ad assegnare le case popolari ai baraccati dell'Acquedotto Felice.
Sull’esperienza della scuola di Don Roberto Sardelli, nel 2007 Fabio Grimaldi ha prodotto e girato un bel documentario. In http://www.cinemaitaliano.info/nontacere si può vedere il trailer del documentario che racconta la storia di vita di Don Roberto Sardelli e le vicende a dir poco straordinarie della scuola 725, che egli fondò nel 1968 a Roma tra i braccati dell’ “Acquedotto Felice”.
Don Roberto, abbandonando la comoda vita di parrocchia al San Policarpo all’Appio Claudio,  andò a vivere in quel luogo di emarginazione condividendo problemi e speranze degli abitanti della periferia romana.
Quanche anno fa Don Roberto ha deciso di rincontrare i suoi ex allievi per scrivere, come allora, una lettera al sindaco di Roma denunciando le nuove povertà e le nuove ingiustizie.
L’incontro è stato occasione per riflettere sul significato dei cambiamenti avvenuti durante trent’anni della nostra storia.

 

Osteria da Gigetto e il Centro Sociale. La storia dello stabile di Via Calpurnio Fiamma.

E-mail Stampa PDF

Storica immagine della trattoria da Giggetto in Via Calpurnio Fiamma prima che diventasse negli anni 70 lo Stabile Occupato con la Mamma Sora Antonina e Giggetto al Centro con Bartali. Foto straordinaria dell’ amico Pietro Petrucci con la collaborazione di Associazione viaflavio presente su www.facebook.com/viaflavio.stilicone

In via Calpurnio Fiamma nel 1978 c’era un centro sociale occupato. Lo stesso dove una volta c’era l’osteria da Gigetto.

Lo stabile di Via Calpurnio Fiamma prima di tirare fuori gli occupanti e demolirlo.

Via Calpurnio Fiamma anno 2011

Lo stabile occupato dal centro sociale è lo stesso del 1947 dove c’era l’osteria da Gigetto e dove il Gobbo del Quarticciolo fece fuori due tedeschi. Il vecchio stabile era stato costruito probabilmente ad inizio secolo scorso (1910 - 1920), adibito ad abitazione ed osteria fino agli anni '50, quando quest'ultima fu trasferita nel palazzo ad angolo. Fu successivamente abbandonato per essere occupato verso la fine degli anni 70 dal Centro Sociale. L’edificio venne abbattuto e ricostruito. Ora sede adi un agenzia di banca e di un gioielliere. Via Calpurnio Fiamma dal numero 4 al numero 12.

 

10 aprile del 1944, in una osteria lungo la via Tuscolana, "da Giggetto" situata lungo l'attuale via Calpurnio Fiamma (l'edificio è rimasto in piedi fino a qualche anno fa, alcuni forse ricorderanno lo "stabile occupato" degli anni ’70), Giuseppe Albano litiga, forse per futili motivi, forse perché i tedeschi non volevano pagare il vino, forse chissà. Sta di fatto che, fuori dall'osteria il Gobbo o qualcuno della sua banda, spara ed uccide tre soldati tedeschi.
Giuseppe Alfano il Gobbo I rastrellamenti già in fase di progetto, vengono immediatamente attuati ed in particolare si concentrano sul Quadraro il 17 aprile perché si, zona di nascondiglio di partigiani, ma soprattutto perché i tedeschi contavano di stanare il Gobbo e gli uomini della sua banda. Il particolare spiegamento di mezzi e l'elevato numero di rastrellati, anomalo rispetto ai tanti rastrellamenti eseguiti nelle altre parti della città, non fanno che sottolineare lo speciale significato che il comando tedesco dava a questa azione.

Giuseppe Albano nato nel 1927 a Gerace Superiore (Reggio Calabria), criminale comune e partigiano, detto il Gobbo del Quarticciolo il 16 gennaio 1945 fu ucciso mentre usciva dal portone della sede dell’Unione Proletaria nell’androne del palazzo di Via Fornovo 12, con un colpo di pistola alle spalle. Secondo alcuni fu ucciso in un conflitto a fuoco con i carabinieri, secondo altri fu ucciso a tradimento da tale Giorgio Arcadipane, gia’ spia dei tedeschi tra i detenuti di Regina Coeli, aggregatosi tra i provocatori dell’ Unione Proletaria.

28 febbraio 1978 un gruppuscolo di fascisti particolarmente agguerrito che rivendica le proprie azioni con la sigla NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari) con a capo Valerio Fioravanti, ritiene che a commettere l'agguato di Acca Larentia siano stati gli occupanti del vecchio stabile situato in via Calpurnio Fiamma. La sera del 28 febbraio, tra le 23:10 e le 23:30 il gruppo, coadiuvato da Fioravanti, si reca presso lo stabile di via Calpurnio Fiamma ma giunto là si accorge che è chiuso; non sono a conoscenza che il giorno precedente, per l'ennesima volta, la polizia aveva attuato uno sgombero contro gli occupanti. A questo punto si recano in direzione della vicina piazza San Giovanni Bosco, i cui giardinetti fungono spesso da ritrovo per molti compagni della zona. Arrivati sul posto il gruppuscolo scende rapidamente dalla FIAT 132 chiara e, a volto scoperto, irrompono nella piazza sbucando da cespugli vicini e fanno fuoco quasi a casaccio. Nell'immediato parapiglia cade a terra, colpito al torace, un giovane di 24 anni, Roberto Scialabba.

 

Claretta. Una vita da travestito. Il più vecchio travestito di Roma era del Quadraro.

E-mail Stampa PDF

Claretta al Quadraro“E Claretta abitava al bivio di Via degli Arvali e la sera scendeva in vestaglia che non se poteva vedé!..”

Claretta Nata a Città della Pieve (Perugia) il 6 agosto 1935 e morta al Quadraro nel 2009. Nome all’anagrafe GLAUCO, nome d'arte Claretta.

Al Quadraro viveva un travestito, si chiamava Claretta. Per tutti, la checca del quartiere. Claretta era un signore alto e magro, vestiva e si truccava come una donna, ma ovviamente con i mezzi del tempo dal suo aspetto era chiaro che si trattava di un uomo.
Tutti conoscevano Claretta. Faceva la vita ed era uno dei pochi omosessuali ad ostentare il suo stato. Non doveva essere facile. Spesso lavorava su via di Centocelle (in prossimità della curva), aveva vestiti da donna eccentrici, alcune volte ballava sull’uscio della baracca per attirare clienti. I ragazzini lo prendevano in giro, lo inseguivano, lo tormentavano.
A metà anni 2000 Claretta, non più giovane, diventa una specie di diva. E' cercata, intervistata. Presente in tutte le feste di quartiere come la FESTA POPOLARE AL QUADRARO al Parco dei Ciliegi in veste di presentatrice il 3 ottobre 2008.
Faceva la spesa al mercato di piazza dei Tributi. Claretta se ne e' andata lasciando un vuoto al Quadraro con la sua simpatia...2009

Claretta, vivere con 200 euro al mese
di Eduardo Di Blasi
ROMA «Vorrei fare una domanda. No, non a Berlusconi, quello non lo voglio nemmeno nominare. Vorrei farla al sindaco di Roma Walter Veltroni, che mi sembra una brava persona, anche se non sono mai riuscita a parlargli. Vorrei che lui la ponesse a chi governa questo Paese». Claretta, al secolo Glauco, travestito di 68 anni, seduto a un bar della Tuscolana distante 50 metri dall'ufficio dell'Inps che gli ha appena fornito una strana risposta sul perché la sua pensione sociale fosse stata decurtata, solleva la mano sinistra e chiede (all'innominato): «Secondo voi, i vostri padri e le vostre madri potrebbero vivere con 214 euro al mese?». Poi scrolla le spalle nella sua pelliccia, fissa un signore anziano che si professa comunista: «No, perché io faccio ancora qualche lavoretto a qualche vecchio... ». Caro amore Claretta, capelli ossigenati, unghie lunghe non smaltate, jeans e scarpe da ginnastica rosse, seduta a un bar della Tuscolana dove tutti la conoscono (in sala è appesa una sua foto con Alberto Sordi). Claretta che scappò da Città della Pieve a 14 anni dopo che il padre, comunista, le spaccò una scarpa in testa (era venuto a conoscenza della sua omosessualità), che andò a Firenze con un circo, che portò l'acqua alle puttane, che iniziò a prostituirsi anch'essa («perché era un lavoro»), che vanta il primato d'essere stata «il primo travestito d'Italia», è sposata. Dal 1961. Per questo, come le hanno spiegato all'Inps, la sua pensione è stata ridotta. Eppure basterebbe vederlo in faccia quest'uomo alto e leggermente appesantito, con le sopracciglia rasate e i capelli platino quasi stinti, per capire che costui non è propriamente un padre di famiglia. All'Inps lo sanno. Lo conoscono. Tutti conoscono Claretta in zona. «Mi sposai per fare un piacere a una prostituta di via Veneto che aveva due bambini da mantenere. Si chiamava... scriva Tilde, lei capirà. Era di Fiumicino, e ogni volta che la fermavano avrebbe dovuto far ritorno nel comune di residenza. Così la sposai, per non farle fare ogni volta il viaggio da Roma». Vai a fidarti di B. Per questa ragione («vai a fare del bene alla gente»), nel Paese governato da chi in campagna elettorale s'è inventato la frottola di alzare le pensioni minime a un milione di lire e che poi lo ha fatto «a modo suo» (dando a un anziano quello che levava all'altro) Claretta ha visto la sua pensione sociale passare dai miseri 372 euro agli ancora più miseri 214. Claretta ha perso oltre un terzo della sua pensione sociale da dicembre a gennaio. E non è stata la sola: «All'Inps c'erano un sacco di vecchi che protestavano. Io gli ho detto: “L'avete votato, adesso prendetevelo!”». Pare che, dopo aver fatto i calcoli, molti pensionati dovranno restituire quanto percepito «in più». Ma la storia di Claretta è ancora più rappresentativa di tutti i signori che a ragione protestano. «Tilde ha avuto un tumore alla gola, e la sua pensione è arrivata ai 500 euro. Per questo, mi hanno spiegato ieri mattina, la mia è stata decurtata. Eppure io questa donna non l'ho più vista. L'ho incontrata di sfuggita, in circoscrizione, sette anni fa. So che vive a Roma, da qualche parte, che le è morto un figlio, di overdose, a Firenze, e che l'altra figlia invece è riuscita a farsi una famiglia». Condoni e dentiere Ha la scorza dura Claretta. Adesso è quasi sorda, soffre di diabete, ma resta lucidissima. Arrivò a Roma nel '57. Se ne andò al Mandrione, proprio sopra la Tuscolana, dentro una baracca. Abusiva (come quasi tutti, all'epoca e, in buona parte, anche adesso). Ci portò anche la madre paraplegica. Con i soldi del suo lavoro riusciva a mantenerla. «Ho allacciato la corrente - strizza un occhio - poi sopra avevamo un terrazzino abbandonato: ci abbiamo ricavato un'altra stanza. Adesso vogliono che ce ne andiamo: la casa l'ha comprata una società che ci chiede per il fitto 800 euro al mese. Sa una cosa? La veranda l'hanno condonata loro, quelli che adesso ci hanno intimato lo sfratto... ». Quando dici che un governo funziona. Claretta, è l'esempio vivente (e incazzato) delle promesse non mantenute dal centro-destra. Si tira su un ricciolo da sopra un orecchio: «Poi aveva promesso le dentiere per i vecchi... ». Apre la bocca. «Vede?». Perfetta dentatura sulla parte superiore. Nessun dente su quella inferiore: «Mi sono potuta permettere solo la parte di sopra. Nessuno m'ha dato un soldo». Nessuno le ha dato un soldo, se non per far sesso. Mai. «Ho fatto trent'anni di radio, Radio Cooperativa Spettacolo, Radio Onda Sonora, una delle più famose, Radio Gioia, Radio Simpatia, Effetto Radio, Studio L, Radio Chat Noir, gatto nero». Mai una lira: «Ogni tanto qualche ascoltatore ci faceva un regalo per le sigarette». Anche le parti avute al cinema sono state pagate poco: 50mila lire la comparsata. «Ho girato Il Moralista con Alberto Sordi, Mondo di Notte, La baia di Napoli con Sofia Loren, ho avuto un bel ruolo nel Casanova di Fellini e una piccola parte ne La Dolce Vita ». Un’altra vita Era un'altra Roma, quella che sapeva tenersi i suoi poveri. Bastava conoscere un capogruppo, uno di quelli addetto alle comparse. La parte che le ha fruttato più soldi l'ha girata 4 anni fa: «Presi 500mila lire per Nestore l'ultima corsa di Sordi». È quella la fotografia appesa in sala: «Lui mi sta spiegando la parte. Ho ancora il copione a casa. Ho lavorato un giorno intero». Per il resto i soldi li andava a prendere in strada Claretta, come è costretta a fare tutt'ora (con alterna fortuna). Ma qualcuno l'aiuta? «Mi aiuta la famiglia Brunella. Vivono sull'Appia. Quando ho qualche mancamento per il diabete faccio il loro numero e loro arrivano di corsa. È l'unico aiuto che ho: gli amici». Poi gira la faccia verso la Tuscolana. «Vede? Oggi non passano nemmeno gli autobus, sono in sciopero. E sa perché? Perché in questo Paese non solo Claretta prende 200 euro al mese». Non vuole compassione Claretta: «Io sono una che si arrangia, sopravviverò anche a questo». Poi si alza dal tavolino, chiama il cameriere «bambolo» con una certa musicalità, saluta e va via. La domanda resta.

L'Unità 10 gennaio 2004 pubblicato nell'edizione Nazionale (pagina 2) nella sezione "Interni"

Una vita travestita «Da Sordi e Fellini ai marciapiedi» I film, gli amori e i segreti di Claretta «il più vecchio travestito di Roma»

di Valerio Bispuri
Nome all'anagrafe Glauco, nome d'arte Claretta. Ha i capelli ossigenati, un grande anello a forma di fiore, una maglietta arancione, i jeans macchiati e un sandalo con un po' di tacco. È alta un metro e novanta e sorride mentre si fa vento con una sua vecchia foto. Claretta è il più vecchio travestito di Roma, il primo a scendere per strada con i vestiti da donna nell'Italia del 1957. La sua storia inizia a Città della Pieve quando scappa a soli quattordici anni per andare prima a Firenze poi a Roma: «Mio padre era un grande Don Giovanni e io ero l'unico maschio con quattro sorelle, ma non mi sono mai sentito uomo e all'epoca per non fare scandalo sono fuggito. A Firenze sono rimasto qualche anno poi sono arrivato nella capitale con un amico, zona Acquedotto Felice sull'Appia Antica, vivevo in una baracca, eravamo tremila famiglie. Sono stata qui per una decina d'anni, ogni tanto rimorchiavo qualcuno che mi dava i soldi per comprare un pollarello, campavo così, la notte nella baracca al freddo o al caldo». Claretta sorride e comincia a frugare nella sua busta gialla dove tiene le fotografie di quando era giovane, sdraiata sulle scale, truccata in un’immagine in bianco e nero, vicino a Fellini che l'ha voluta in una piccola parte nel «La dolce vita» e ne «Il Casanova» o con Alberto Sordi che le spiega cosa deve fare in una scena di «Nestore ultima corsa». «Quanti sono i registi che mi hanno fermato, la prima volta è stato proprio Sordi, poi Fellini, quando avevano bisogno di un travestito per i loro film venivano a cercarmi. Fellini mi teneva ore a parlare, mi ricordo che passavo giornate intere in sala trucco con Donald Sutherland, ho anche una foto di noi due insieme. Con Sordi ho fatto anche “Il moralista”, mi ha fermato la prima volta al mercato, era un tipo simpatico, con la battuta pronta». Claretta non ci sente bene, legge il movimento delle labbra e ha il diabete, ma con la sua filosofia molto romana, riesce a prendersi in giro da sola e a sdrammatizzare tutto: «Nella vita tutto cambia sempre e io sono passato dalle stelle alle stalle, a parte i film battevo il marciapiede ed era dura, qualche volta andava bene e con tre clienti riuscivo a fare quelle 15 mila lire con cui campavo una settimana. Non ho mai avuto una tariffa fissa, tutto faceva brodo. Non volevo stare tutta la notte per strada. Poi mia madre era sola al paese e l'ho fatta venire a Roma, era paralizzata e la dovevo accudire come una ragazzina, ero l'unico ad avere luce a gas nella mia baracca». Claretta ammicca con gli occhi verso un amico: «Quanti personaggi famosi sono venuti con me, non posso fare i nomi, forse solo di quelli morti, Luciano Salce, Lello Bersani, il direttore de 'Il Tempo' dell'epoca e alcuni giocatori famosi, in particolare uno della Lazio ma non posso dire chi è perché è ancora vivo». Claretta è molto arrabbiata con Maurizio Costanzo: «E' l'unico ad avermi dato una fregatura, mi ha chiamato al Costanzo show facendomi dire tre parole e promettendomi di richiamarmi, sono passati dieci anni». Claretta ora è fidanzata con un ragazzo albanese di trent'anni e sono dieci che vivono insieme. Il sei agosto compirà settant'anni: «Farò una festa al ristorante di Michele, un mio amico carissimo che mi ha sempre aiutato nella vita». Claretta finisce il suo bicchiere di latte freddo e si alza: «Ora vado a fare un riposino".

L'Unità 26 giugno 2005 pubblicato nell'edizione di Roma (pagina 4)

CLARETTA
Paola Pannicelli, Italia, 1993, 35', BetaCam

Intervista ad un travestito romano che ha subito gran parte delle violenze e delle ingiustizie che la società infligge solitamente agli omosessuali. Malgrado tutto, è sopravvissuto e anzi ha ridisegnato il suo vivere quotidiano, quasi dimenticando o meglio cancellando i segni del dolore provato. Nel raccontarsi però traspaiono quelle tracce della Claretta violata, irrisa e perseguitata, che avrebbe avuto tanto bisogno di un po’ d’amore.

“Quando ho conosciuto Claretta ho sentito che aveva una gran voglia di raccontarsi, di ‘far luce’ sulla sua vita, sulle storie della sua condizione di omosessuale. Ho realizzato questo reportage cercando di filmarla pur concedendole lo spazio che mi aveva richiesto. Spero di esserci riuscita”. (Paola Pannicelli).

Paola Pannicelli, nata a Roma nel 1957, lavora per la televisione dal 1978. Ha collaborato alla realizzazione di film e documentari di Thomas Harlan, Alberto Grifi, Virginia Onorato, Guido Morandini.

 

A Claretta da parte di una sconosciuta il 26 Aprile 2013

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Oggi 26 aprile incuriosita dalla trasmissione di minoli andata in onda in occasione della celebrazione del 25 aprile sul "nido di vespe" del quadraro, quartiere che ho frequentato da  quando ero piccolissima  fino ai dodici anni, (1962)  ho trovato notizie di claretta. sono andata molto indietro nel tempo  ai ricordi del cinema quadraro con arena all'aperto d'estate, alle grattachecce che mio padre ed io consumavamo lì davanti, al cinema folgore con i due film al giorno ed al giovedì interruzione dello spettacolo alle 21 per assistere con il televisore posto in platea alla trasmissione lascia o raddoppia per riprendere poi le la proiezione.

Ma perchè claretta:  perchè in uno dei ritorni a casa  ( Via Tuscolana 831)a piedi dal cinema insieme a mia madre improvvisamente (avrò avuto 5 o 6 anni) un vociare sempre più assordante ma confuso e percepito come impietoso colpi la mia attenzione, guardai  dal'altra parte del marciapiede e scorsi una figura avvolta in una nuvola di tulle giallo che con lunghissime gambe da ragazzo inseguiva la corriera che portava verso i castelli. non mi stupì la figura ma le parole che accompagnavano l'irruente e sana corsa da ragazzo, parole che non capivo ma che avvertivo cattive e volgari. io non dissi nulla e mia madre, con la quale non si è mai parlato di sessualità, con parole dolci e delicate, che raramente ha usato nella sua vita, mi ha spiegato chi era claretta, la sua solitudine e l'ignoranza impietosa di quelle voci. poi cambiai quartiere e nel mio palazzo ho ritrovata un'altra claretta. Ricordo che non c'era bisogno di stare alla finestra per sapere quando usciva: le stesse voci cattive ignoranti impetuose accompagnavano la sua elegante figura  e la sua bellezza(erano gli anni 70).

Ciao claretta da parte di una sconosciuta che ti ha sempre ricordato e ti ricorderà con tenerezza.

corinna=

 

da http://olmi.wordpress.com/2007/06/25/claretta/:

Ero un ragazzino, facevo le medie.

Nel mio quartiere, un zona popolare di Roma, viveva un travestito, si chiamava Claretta.

Claretta era un signore alto e magro, vestiva e si truccava come una donna, ma ovviamente con i mezzi del tempo dal suo aspetto era chiaro che si trattava di un uomo.

Tutti conoscevano Claretta nel quartiere. Lui faceva la vita ed era uno dei pochi omosessuali ad ostentare il suo stato. Ma non doveva essere facile.

I ragazzini più rustici del quartiere per esempio lo prendevano in giro, lo inseguivano, lo tormentavano.  Uno in particolare ce l’aveva a morte con lui e non perdeva occasione per deriderlo, tirargli sassi, aizzare la piccola banda di seguaci contro di lui.

Lo chiameremo Giulio.

Claretta cercava di far finta di niente, oppure alla peggio scappava, in bilico sulle scarpe coi tacchi…. Ma un giorno no. Un giorno in cui forse era più nervoso, o forse solo stanco, in cui Giulio era particolarmente esaltato, un giorno Claretta smise di scappare si girò e affrontò Giulio.

“Smettila, o parlo con tuo padre!“

Figuriamoci. Giulio scoppio a ridere: “Mio padre i froci li prende a calci in culo..“

Claretta si avvicinò a Giulio e piano, ma non troppo piano da non permettere di sentirlo anche al capannello di passanti che si era formato nel frattempo, disse:

“Glielo dico stasera, dopo cena…. quando viene da me“

Si girò e se ne andò lasciando Giulio senza parole.

Forse è nata quel giorno in me l’idea, poi cresciuta e rafforzata da altre esperienze di vita, che chi ce l’ha tanto con gli omosessuali probabilmente ha soltanto paura. L’aggressività nasce sempre dalla paura. Paura di essere come loro, paura di poterlo diventare, paura di essere scoperti, paura di essere corrotti, paura di dover dividere con loro le nostre risorse…

Paura.

Anche ora non vedo altra spiegazione razionale a questa incredibile ostilità verso chi in fondo non ci sta chiedendo nulla, se non il diritto di volersi bene, di vedere riconosciuti piccoli diritti che sono patrimonio di tutti, ma non per loro.

Soltanto la paura giustifica questo odio.

Non parlo dei politici, per loro ci sono senz’altro altre motivazioni possibili, il loro mestiere è percepire, rappresentare e sfruttare i sentimenti della gente. Ma nella gente comune questi sentimenti di ostilità verso i gay nascono certamente dalla paura, magari inconscia ed irrazionale, ma pur sempre presente.

Man mano che gli omosessuali si espongono sempre più, il loro numero sembra aumentare con progressione geometrica (ma in realtà sono sempre stati li, nascosti).

Questo fa aumentare la paura, così come fanno paura le loro richieste, seppur ragionevoli.  Ci vorrà tempo, un’altra categoria bistrattata, le donne, ha dovuto aspettare centinaia di anni per passare dalla caccia alle streghe alla situazione di oggi (e c’è ancora tanta tanta strada da fare, la paura c’è ancora).

Il cammino non sarà breve, ma è inevitabile, inarrestabile, nonostante tutte le nostre paure.

 

Il Bar Giorgio e i giovani di Avanguardia Nazionale

E-mail Stampa PDF

Negli anni 70 il bar Giorgio al QuadraroI giovani del Quadraro di Avanguardia Nazionale, organizzazione di estrema destra sciolta nel 1976, si riunivano intorno agli anni 60 e 70 al bar di via Tusconana 735 737 angolo con via dell’Aeroporto.

Il Bar prima si chiamava Marziali poi bar Giorgio. Questo locale era frequentato anche da Carmelo Palladino (Carmelo Palladino, fin dal 1962 è il luogotenente di Stefano delle Chiaie, capo di Avanguardia Nazionale è per questo ritenuto un testimone fondamentale per la strage di Piazza Fontana e non soltanto quella). Ucciso da Pierluigi Concutelli nel carcere di Novara il 12 agosto 1982

L'ultima sezione di Avanguardia Nazionale al Quadraro L’ultima sezione dell’organizzazione al Quadraro fu poco distante dal bar, in via Tuscolana 990 al primo piano.

 

Un rapimento e delitto al Quadraro. L' omicidio di Maria Scarfò

E-mail Stampa PDF

Maria CarfòMaria Scarfò, trentasei anni, era una donna giovane e bella. Gestiva un bar a Roma, nel quartiere Quadraro in via dei Fulvi, insieme a suo fratello Alfonso. Stava nel locale tutto il giorno: una persona semplice, dagli orari regolari. La sera del 29 dicembre 2000 Maria, alle otto e un quarto, è uscita dal bar ed è salita sulla sua macchina, una Golf nera. Alla guida, secondo i testimoni, c’era un uomo, e lei appariva molto tesa. Il marito ha raccontato di aver ricevuto una breve telefonata di Maria, in cui gli annunciava che avrebbe tardato. Il suo corpo è stato ritrovato, massacrato, in un’area di sosta sull’autostrada A1, poco dopo lo svincolo di Caianello, in direzione Roma. L’assassino l’ha colpita alla testa, ha portato via la borsetta e il telefono cellulare, ed è ritornato a Roma. La Golf è stata ritrovata, bruciata, all’alba del giorno dopo, il 30 dicembre, non lontana dal bar di Maria.

DOPO 7 ANNI

Il Dna incastra l'omicida di Maria Scarfò. Grazie alla nuova squadra speciale 'Cold Case'

Sabatino D'AlfonsoSabatino D'Alfonso è stato arrestato dagli investigatori della squadra mobile di Roma, grazie al dna ricavato dalle tracce biologiche del liquido seminale trovate sull'assorbente che indossava la vittima, quando il 30 dicembre del 2000 era stata trovata cadavere sull'autostrada A1.

Roma, 10 dicembre 2007  - Sabatino D'Alfonso, originario di Villa Literno, in provincia di Caserta, è stato incastrato dagli investigatori della squadra mobile di Roma, diretti da Vittorio Rizzi, grazie al dna ricavato dalle tracce biologiche del liquido seminale trovate sull'assorbente che indossava la vittima, Maria Scarfò, quando il 30 dicembre del 2000 era stata trovata cadavere sull'autostrada A1 in un piazzale nei pressi di Marzano Appio, all'altezza di Caianello.

Le nuove tecnologie hanno permesso al servizio centrale della polizia scientifica di risalire al profilo del dna dell'assassino che coincidono senza ombra di dubbio con il profilo biologico di Sabatino D'Alfonso. La donna nella serata del 29 dicembre del 2000 dopo aver chiuso il proprio bar in via dei Fulvi, nella zona del Quadraro a Roma, era sparita nel nulla.

Nella tarda serata il marito che l'aspettava a casa aveva ricevuto una strana telefonata dove la moglie diceva di aver avuto un imprevisto ma la chiamata era poi terminata con uno strano lamento. La vettura della Scarfò venne rinvenuta carbonizzata all'alba del 30 dicembre nel quartiere del Quadraro a pochi metri dal suo bar. La donna ha subito una violenza sessuale e ha anche cercato di difendersi visto che sul cadavere sono state trovate diverse ferite ed inoltre aveva il tacco dello stivale spezzato probabilmente nel tentativo di fuggire.

Gli agenti della squadra mobile di Roma, diretti da Giovanna Petrocca, che in questi anni ha seguito la vicenda, negli ultimi due mesi sono stati impegnati a dare un nome ed un cognome al profilo genetico dell'assassino che era stato rilevato dagli esperti della scientifica. Tutte le amicizie e possibili relazioni non hanno però dato frutti e per questo si è pensato ad una "situazione di casualità". L'assassino è stato così cercato tra quei soggetti che negli ultimi anni avevano avuto delle condotte di violenza sessuale di tipo seriale.

Il bar di via dei Fulvi, angolo con via dei Furi, alla fine del 2010, è stato ceduto a una famiglia cinese.

 

In Via Maia «Il covo delle nuove Br vicino al metrò Porta Furba - Quadraro» ottobre 2003

E-mail Stampa PDF

In Via Maia «Il covo delle nuove Br vicino al metrò Porta Furba - Quadraro»  ottobre 2003

La Digos ha scoperto in via Maia, al Quadraro, l’appartamento che le nuove Brigate rosse, quelli del delitto  avrebbero affittato per le esigenze dell' organizzazione. Via Maia è una stradina piccola e stretta. Una delle estremità è chiusa ai veicoli, ma non ai pedoni. A una trentina di metri si trova la fermata «Porta Furba» della linea «A» del metrò. Al civico sei di questa via, Marco Mezzasalma, uno dei presunti militanti delle Br rinchiuso a Regina Coeli, ha affittato dal 1998 al 7 giugno quest' anno i 64 metri quadrati considerati dalla polizia uno dei due covi dei terroristi a Roma. «Dal punto di vista militare - spiega un esperto dell' Antiterrorismo - la tipologia dell' appartamento di via Maia è perfetta per le Brigate rosse. La strada, essendo stretta e corta, è facile da controllare; la chiusura ai veicoli a un' estremità e la vicinanza della metropolitana consentono di avere ottime vie di fuga». In via Maia Le chiavi del covo di via Maia sono state restituite al prorietario, Mauro Bergamo, un dipendente della Bnl, il 7 giugno. Marco Mezzasalma aveva cambiato la serratura e preparato una stanza insonorizzata. «Gli armadi e i cassetti erano impolverati - ha riferito il padrone di casa - , come se non fossero mai stati usati».

La Repubblica.it

Tuscolano al buio per il blitz anti-br
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2003/10/25/tuscolano-al-buio-per-il-blitz-anti-br.html
25 ottobre 2003 —   pagina 1   sezione: ROMA

Quando la Digos all' alba di ieri ha raggiunto il covo romano delle nuove Br al Quadraro il quartiere Tuscolano era avvolto nel buio. La centralina era stata oscurata dalla polizia pochi minuti prima che una squadra sfondasse la porta del modesto appartamento al primo piano di cinque in via Maia, 6. Già ai primi colpi gli inquilini sono saltati su dal letto di soprassalto, la luce non si accendeva e qualcuno bussava incessantemente alle loro porte. Il panico, le urla dei bambini e quel trambusto che non finiva più. Ce n' era abbastanza per chiamare immediatamente la polizia. «Ho preso una pila e ho chiamato il 113 - racconta Paolo Tulelli, pure lui inquilino del primo piano - poi siamo usciti sul pianerottolo e qualcuno ci ha detto "la polizia siamo noi". Ma come facevamo a saperlo? Ci hanno rassicurato e hanno tirato fuori un pacchetto di foto. Le ha viste tutto il palazzo, ma quella gente non la conosce nessuno~». All' appartamento gli investigatori sono arrivati grazie ad un mazzo di chiavi sequestrato a Nadia Desdemona Lioce. Un lavoro certosino, condotto porta a porta per mesi in vari quartieri di Roma. Sono state fatte decine di prove nelle serrature di abitazioni utilizzate da persone sospettate finché, nelle scorse settimane, una delle chiavi ha aperto il cancello del palazzo del Quadraro. Qualche giorno dopo il portone e, all' alba di ieri, l' appartamento. Gli inquirenti hanno rivoltato le tre stanze, la cucina, il bagno, portato via anche la roba che era in balcone, pacchi e pacchi di materiale da esaminare. La luce è stata riallacciata nella primissima mattinata. L' appartamento già sigillato, due poliziotti di guardia. La padrona di casa, Patrizia E., 50 anni, disabile con una pensione di invalidità del 100 per cento, non si è mai occupata degli affittuari, vive altrove con il padre e suo figlio di 24 anni. Dell' appartamento si occupa l' ex marito di Patrizia, Mauro B, 53 anni, bancario in pensione. Anche lui è stato tirato giù dal letto durante la notte nella sua casa di Anzio, accompagnato prima in via Maia, poi in Questura. «La mia ex moglie è andata via dall' appartamento alla fine del ' 97 - spiega Mauro B. - misi subito un annuncio su Porta Portese. Il 1 febbraio '98, l' ingegnere Marco Mezzasalma ha preso in affitto la casa. Mi ha dato a garanzia due busta paga, il tesserino di un' agenzia interspaziale con sede a Pomezia. I nostri rapporti quasi inesistenti. Gli lasciavo il calcolo dell' Istat nella buca delle lettere, lui lo calcolava e lo aggiungeva al bonifico. Poi ha disdetto la casa. L' 8 giugno mi ha riconsegnato le chiavi. A metà giugno sono passato in via Maia. La casa era già ammobiliata, ma lui ha lasciato lavatrice e scaldabagno nuovi, un mobile porta-computer, due armadietti di metallo, un grande tavolo da camping. Ma la cosa che mi ha più meravigliato era che ci fosse una centralina telefonica, pannelli insonorizzanti. E piante di pregio secche. Sembrava che in quella mancasse da mesi». E infatti per gli inquilini l' appartamento era disabitato. Solo ogni tanto si vedeva una giovane donna mora, alta un 1,65 con i capelli a caschetto, che non parlava con loro. Davide L., che abita al secondo piano ricorda: «L' ho incontrata diverse volte nell' ultimo anno e mezzo. Ai primi di giugno è venuta con una ditta di traslochi e ha portato via i mobili. Da allora non l' ho più vista». Invece Maddalena P, 86 anni, ha vissuto con gli inquilini del primo piano una vicenda che ora non sembra più strana: «Mi era caduto un giacchetto sul loro balcone. Ho tanto bussato ma non mi hanno mai aperto. Allora un giorno attraverso la porta ho detto "avete diritto di non aprirmi, ma mettere la maglia fuori dalla porta almeno". Il giorno dopo l' ho trovata piegata e imbustata sul pianerottolo». - ANNA MARIA LIGUORI

 

Giorgio Vale, militante di estrema destra, il 5 maggio 1982 trova la morte al Quadraro in via Decio Mure

E-mail Stampa PDF

5 maggio 1982. Un colpo di pistola alla tempia uccide Giorgio Vale sorpreso da un’ir­ru­zione della polizia in un appartamento di via Decio Mure al Quadraro.

Giorgio ValeL’affittuario dell’appartamento era Luigi Sortino, una volta militante di Avanguardia nazionale, già arrestato nel 1977 perché a casa sua era stata trovata una valigia con documenti di Stefano Delle Chiaie, affittuario del covo romano di via Decio Mure ((angolo Via Lucio Mario Perpetuo)in cui dormiva Giorgio Vale, già di Terza posizione, passato ai NAR di Valerio Fioravanti.

Sciortino era stato fermato sotto quell’abitazione la mattina del 5 maggio 1982. I funzionari di polizia Umberto Improta e Salvatore Genova (che sarà poi processato per le torture inferte ai brigatisi rossi che avevano rapito il generale americano James Lee Dozier) si fanno dare da lui le chiavi e sorprendono nel sonno Vale che – secondo una versione ritenuta reale negli ambienti dell’estrema destra e certamente plausibile - anziché essere ammanettato, così la versione dei suoi familiari e camerati,  viene giustiziato sul posto con un colpo di pistola alla testa. .

 

Il cortiletto dove danno le finestre dell'appartamento

Via Decio Mure 43Quando la Magistratura romana, nel settembre 1980, ordinò un blitz contro Terza Posizione e la conseguente fuga dei principali dirigenti all’estero, Giorgio Vale, detto “Il Drake”, nato politicamente in "Lotta Studentesca" e non ancora maggiorenne, divenne il responsabile carismatico del gruppo. Mulatto (nonna eritrea), capelli neri crespi e carnagione olivastra, seppe subito calarsi nel contesto della destra radicale degli anni settanta e ottanta. Nel giro di due anni, l’organizzazione raggiunse circa duecento militanti a Roma e un numero consistente anche in altre città d’Italia. Affascinato dalla figura di Valerio Fioravanti, leader incontrastato dei Nuclei Armati Rivoluzionari (Nar) nati nel quartiere di Trieste a Roma, Giorgio Vale, non esitò ad abbracciare il movimento armato. Protagonista di numerose attività politiche ma anche di rapine e aggressioni portarono la Magistratura ad emettere un ordine di cattura nei suoi confronti. Giorgio, latitante, si rifugiò in un appartamento nel quartiere Quadraro in via Decio Mure. Mentre erano in corso le trattative da parte della famiglie e del suo avvocato per farlo costituire, la mattina del 5 maggio 1982, funzionari della Digos, fecero irruzione nell’abitazione colpendolo a morte. Subito si parlò di suicidio. Infatti, nel L’officina vicino alle finestre di Via Decio Murecomunicato ufficiale delle forze dell’ordine fu evidenziato che durante l’operazione, Vale, sentendosi braccato avrebbe deciso di mettere fine alla sua latitanza. In realtà, nell’appartamento furono ritrovati un centinaio di proiettili provenienti dalle armi in dotazione ai funzionari della Digos e le verifiche della Polizia Scientifica, con il guanto di paraffina, stabilirono che Giorgio Vale non aveva sparato.
Alcuni testimoni del posto, quella mattina la zona fu circondata da un centinaio di poliziotti e tiratori scelti, alcuni di questi si posizionarono sul muretto del Quadrato, dove danno le finestre del piano terra dove è posto l’appartamento. A fianco del cortiletto dell’appartamento,  un’officina del  meccanico, le saracinesche della bottega erano ancora chiuse. Fori dei proiettili sono ancora visibili nel 2011. I poliziotti iniziarono a sparare per avvisare che l’appartamento era circondato. Così raccontano gli operai dell’officina.

Da il sito ufficiale del libro 'Cuori Neri', Sperling&Kupfer 2006 di Luca Telese:

"..La cosa ando’ cosi’: da fuori gli ultimi latitanti dei Nar fecero arrivare a Novara la notizia che Palladino aveva venduto Vale. In quella primavera dell’82, Vale si era appoggiato ad una rete avanguardista del Quadraro, zona storica di Avanguardia. Luigi Sortino era quello che lo aiutava. Secondo i Nar, Palladino, quando fu arrestato e portato al primo reparto mobile, di Castro Pretorio, avrebbe detto alla polizia: ”Seguite Sortino e troverete Vale”.
Non sapremo mai se sia andata effettivamente cosi’ o se il povero Palladino fu vittima di una informazione falsa (come Pizzari). Ma questa arrivo’ a Novara.
Ora, se parlate con Delle Chiaie, che di Palladino era fraterno amico, lui vi raccontera’ un’altra storia. E cioe’ che i magistrati avevano costruito una falsa pista per la strage di Bologna, che vedeva come presunti responsabili: Giorgio Vale, Pierluigi Pagliai, Carmine Palladino e lui stesso. E che, guarda caso, ci rimisero (quasi) tutti la pelle.."

(Carmelo Palladino già abitante in Piazza dei Consoli - Quadraro)

 

La memoria della signora Maresci

E-mail Stampa PDF

La signora Maria Marescia, sorella di Marcello e Stefano, nipote di Ottavio morto in Veneto a 24 anni e figlia di un deportato in Germania nel rastrellamento del 44.
Quadraro, via dei Lentuli, sabato 8 novembre 08

Ferrazza lavorava al cinema Folgore, ci abitava anche. Era una brava persona non aveva figli e faceva entrare tutti iragazzini. Quando chiuse il cinema andò a lavorare al cinema Quadraro dove ci lavorava il fratello. C’erano quattro “nonnetti” due davanti al Folgore e due davanti al Quadraro. La cosa impressionante è che si somigliavano.

Il proprietario del Folgore che ha venduto alla chiesa coreana dovrebbe essere quello che vende i materassi sopra la salita del Quadraro. Sopra il Quadraro gli americani ci buttarono le carrozzelle che avevavo trasportato le bombe lanciate su San Lorenzo. In via dei Lentuli una ragazza morì e gli fecero il funerale con il vestito da sposa.

A via dei Juvenci c’era la casa del fascio dove ora c’è il n.6. Prima era un altro numero. Sotto c’era la boxe e dietro ci facevano le feste da ballo.

 


Banner

Se vieni a Roma e vuoi alloggiare al Quadraro.
Su via Tuscolana M Linea A fermata Numidio Quadrato.
10 minuti dal centro, ti consigliamo
Domus Roma Vacanze - Qui staremo bene. www.domusromavacanze.it


Cerca

Chi è online

 74 visitatori online

EDICOLA

Banner
Diari di Cineclub


CONTATORE VISITE