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Claretta. Una vita da travestito. Il più vecchio travestito di Roma era del Quadraro.

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Claretta al Quadraro“E Claretta abitava al bivio di Via degli Arvali e la sera scendeva in vestaglia che non se poteva vedé!..”

Claretta Nata a Città della Pieve (Perugia) il 6 agosto 1935 e morta al Quadraro nel 2009. Nome all’anagrafe GLAUCO, nome d'arte Claretta.

Al Quadraro viveva un travestito, si chiamava Claretta. Per tutti, la checca del quartiere. Claretta era un signore alto e magro, vestiva e si truccava come una donna, ma ovviamente con i mezzi del tempo dal suo aspetto era chiaro che si trattava di un uomo.
Tutti conoscevano Claretta. Faceva la vita ed era uno dei pochi omosessuali ad ostentare il suo stato. Non doveva essere facile. Spesso lavorava su via di Centocelle (in prossimità della curva), aveva vestiti da donna eccentrici, alcune volte ballava sull’uscio della baracca per attirare clienti. I ragazzini lo prendevano in giro, lo inseguivano, lo tormentavano.
A metà anni 2000 Claretta, non più giovane, diventa una specie di diva. E' cercata, intervistata. Presente in tutte le feste di quartiere come la FESTA POPOLARE AL QUADRARO al Parco dei Ciliegi in veste di presentatrice il 3 ottobre 2008.
Faceva la spesa al mercato di piazza dei Tributi. Claretta se ne e' andata lasciando un vuoto al Quadraro con la sua simpatia...2009

Claretta, vivere con 200 euro al mese
di Eduardo Di Blasi
ROMA «Vorrei fare una domanda. No, non a Berlusconi, quello non lo voglio nemmeno nominare. Vorrei farla al sindaco di Roma Walter Veltroni, che mi sembra una brava persona, anche se non sono mai riuscita a parlargli. Vorrei che lui la ponesse a chi governa questo Paese». Claretta, al secolo Glauco, travestito di 68 anni, seduto a un bar della Tuscolana distante 50 metri dall'ufficio dell'Inps che gli ha appena fornito una strana risposta sul perché la sua pensione sociale fosse stata decurtata, solleva la mano sinistra e chiede (all'innominato): «Secondo voi, i vostri padri e le vostre madri potrebbero vivere con 214 euro al mese?». Poi scrolla le spalle nella sua pelliccia, fissa un signore anziano che si professa comunista: «No, perché io faccio ancora qualche lavoretto a qualche vecchio... ». Caro amore Claretta, capelli ossigenati, unghie lunghe non smaltate, jeans e scarpe da ginnastica rosse, seduta a un bar della Tuscolana dove tutti la conoscono (in sala è appesa una sua foto con Alberto Sordi). Claretta che scappò da Città della Pieve a 14 anni dopo che il padre, comunista, le spaccò una scarpa in testa (era venuto a conoscenza della sua omosessualità), che andò a Firenze con un circo, che portò l'acqua alle puttane, che iniziò a prostituirsi anch'essa («perché era un lavoro»), che vanta il primato d'essere stata «il primo travestito d'Italia», è sposata. Dal 1961. Per questo, come le hanno spiegato all'Inps, la sua pensione è stata ridotta. Eppure basterebbe vederlo in faccia quest'uomo alto e leggermente appesantito, con le sopracciglia rasate e i capelli platino quasi stinti, per capire che costui non è propriamente un padre di famiglia. All'Inps lo sanno. Lo conoscono. Tutti conoscono Claretta in zona. «Mi sposai per fare un piacere a una prostituta di via Veneto che aveva due bambini da mantenere. Si chiamava... scriva Tilde, lei capirà. Era di Fiumicino, e ogni volta che la fermavano avrebbe dovuto far ritorno nel comune di residenza. Così la sposai, per non farle fare ogni volta il viaggio da Roma». Vai a fidarti di B. Per questa ragione («vai a fare del bene alla gente»), nel Paese governato da chi in campagna elettorale s'è inventato la frottola di alzare le pensioni minime a un milione di lire e che poi lo ha fatto «a modo suo» (dando a un anziano quello che levava all'altro) Claretta ha visto la sua pensione sociale passare dai miseri 372 euro agli ancora più miseri 214. Claretta ha perso oltre un terzo della sua pensione sociale da dicembre a gennaio. E non è stata la sola: «All'Inps c'erano un sacco di vecchi che protestavano. Io gli ho detto: “L'avete votato, adesso prendetevelo!”». Pare che, dopo aver fatto i calcoli, molti pensionati dovranno restituire quanto percepito «in più». Ma la storia di Claretta è ancora più rappresentativa di tutti i signori che a ragione protestano. «Tilde ha avuto un tumore alla gola, e la sua pensione è arrivata ai 500 euro. Per questo, mi hanno spiegato ieri mattina, la mia è stata decurtata. Eppure io questa donna non l'ho più vista. L'ho incontrata di sfuggita, in circoscrizione, sette anni fa. So che vive a Roma, da qualche parte, che le è morto un figlio, di overdose, a Firenze, e che l'altra figlia invece è riuscita a farsi una famiglia». Condoni e dentiere Ha la scorza dura Claretta. Adesso è quasi sorda, soffre di diabete, ma resta lucidissima. Arrivò a Roma nel '57. Se ne andò al Mandrione, proprio sopra la Tuscolana, dentro una baracca. Abusiva (come quasi tutti, all'epoca e, in buona parte, anche adesso). Ci portò anche la madre paraplegica. Con i soldi del suo lavoro riusciva a mantenerla. «Ho allacciato la corrente - strizza un occhio - poi sopra avevamo un terrazzino abbandonato: ci abbiamo ricavato un'altra stanza. Adesso vogliono che ce ne andiamo: la casa l'ha comprata una società che ci chiede per il fitto 800 euro al mese. Sa una cosa? La veranda l'hanno condonata loro, quelli che adesso ci hanno intimato lo sfratto... ». Quando dici che un governo funziona. Claretta, è l'esempio vivente (e incazzato) delle promesse non mantenute dal centro-destra. Si tira su un ricciolo da sopra un orecchio: «Poi aveva promesso le dentiere per i vecchi... ». Apre la bocca. «Vede?». Perfetta dentatura sulla parte superiore. Nessun dente su quella inferiore: «Mi sono potuta permettere solo la parte di sopra. Nessuno m'ha dato un soldo». Nessuno le ha dato un soldo, se non per far sesso. Mai. «Ho fatto trent'anni di radio, Radio Cooperativa Spettacolo, Radio Onda Sonora, una delle più famose, Radio Gioia, Radio Simpatia, Effetto Radio, Studio L, Radio Chat Noir, gatto nero». Mai una lira: «Ogni tanto qualche ascoltatore ci faceva un regalo per le sigarette». Anche le parti avute al cinema sono state pagate poco: 50mila lire la comparsata. «Ho girato Il Moralista con Alberto Sordi, Mondo di Notte, La baia di Napoli con Sofia Loren, ho avuto un bel ruolo nel Casanova di Fellini e una piccola parte ne La Dolce Vita ». Un’altra vita Era un'altra Roma, quella che sapeva tenersi i suoi poveri. Bastava conoscere un capogruppo, uno di quelli addetto alle comparse. La parte che le ha fruttato più soldi l'ha girata 4 anni fa: «Presi 500mila lire per Nestore l'ultima corsa di Sordi». È quella la fotografia appesa in sala: «Lui mi sta spiegando la parte. Ho ancora il copione a casa. Ho lavorato un giorno intero». Per il resto i soldi li andava a prendere in strada Claretta, come è costretta a fare tutt'ora (con alterna fortuna). Ma qualcuno l'aiuta? «Mi aiuta la famiglia Brunella. Vivono sull'Appia. Quando ho qualche mancamento per il diabete faccio il loro numero e loro arrivano di corsa. È l'unico aiuto che ho: gli amici». Poi gira la faccia verso la Tuscolana. «Vede? Oggi non passano nemmeno gli autobus, sono in sciopero. E sa perché? Perché in questo Paese non solo Claretta prende 200 euro al mese». Non vuole compassione Claretta: «Io sono una che si arrangia, sopravviverò anche a questo». Poi si alza dal tavolino, chiama il cameriere «bambolo» con una certa musicalità, saluta e va via. La domanda resta.

L'Unità 10 gennaio 2004 pubblicato nell'edizione Nazionale (pagina 2) nella sezione "Interni"

Una vita travestita «Da Sordi e Fellini ai marciapiedi» I film, gli amori e i segreti di Claretta «il più vecchio travestito di Roma»

di Valerio Bispuri
Nome all'anagrafe Glauco, nome d'arte Claretta. Ha i capelli ossigenati, un grande anello a forma di fiore, una maglietta arancione, i jeans macchiati e un sandalo con un po' di tacco. È alta un metro e novanta e sorride mentre si fa vento con una sua vecchia foto. Claretta è il più vecchio travestito di Roma, il primo a scendere per strada con i vestiti da donna nell'Italia del 1957. La sua storia inizia a Città della Pieve quando scappa a soli quattordici anni per andare prima a Firenze poi a Roma: «Mio padre era un grande Don Giovanni e io ero l'unico maschio con quattro sorelle, ma non mi sono mai sentito uomo e all'epoca per non fare scandalo sono fuggito. A Firenze sono rimasto qualche anno poi sono arrivato nella capitale con un amico, zona Acquedotto Felice sull'Appia Antica, vivevo in una baracca, eravamo tremila famiglie. Sono stata qui per una decina d'anni, ogni tanto rimorchiavo qualcuno che mi dava i soldi per comprare un pollarello, campavo così, la notte nella baracca al freddo o al caldo». Claretta sorride e comincia a frugare nella sua busta gialla dove tiene le fotografie di quando era giovane, sdraiata sulle scale, truccata in un’immagine in bianco e nero, vicino a Fellini che l'ha voluta in una piccola parte nel «La dolce vita» e ne «Il Casanova» o con Alberto Sordi che le spiega cosa deve fare in una scena di «Nestore ultima corsa». «Quanti sono i registi che mi hanno fermato, la prima volta è stato proprio Sordi, poi Fellini, quando avevano bisogno di un travestito per i loro film venivano a cercarmi. Fellini mi teneva ore a parlare, mi ricordo che passavo giornate intere in sala trucco con Donald Sutherland, ho anche una foto di noi due insieme. Con Sordi ho fatto anche “Il moralista”, mi ha fermato la prima volta al mercato, era un tipo simpatico, con la battuta pronta». Claretta non ci sente bene, legge il movimento delle labbra e ha il diabete, ma con la sua filosofia molto romana, riesce a prendersi in giro da sola e a sdrammatizzare tutto: «Nella vita tutto cambia sempre e io sono passato dalle stelle alle stalle, a parte i film battevo il marciapiede ed era dura, qualche volta andava bene e con tre clienti riuscivo a fare quelle 15 mila lire con cui campavo una settimana. Non ho mai avuto una tariffa fissa, tutto faceva brodo. Non volevo stare tutta la notte per strada. Poi mia madre era sola al paese e l'ho fatta venire a Roma, era paralizzata e la dovevo accudire come una ragazzina, ero l'unico ad avere luce a gas nella mia baracca». Claretta ammicca con gli occhi verso un amico: «Quanti personaggi famosi sono venuti con me, non posso fare i nomi, forse solo di quelli morti, Luciano Salce, Lello Bersani, il direttore de 'Il Tempo' dell'epoca e alcuni giocatori famosi, in particolare uno della Lazio ma non posso dire chi è perché è ancora vivo». Claretta è molto arrabbiata con Maurizio Costanzo: «E' l'unico ad avermi dato una fregatura, mi ha chiamato al Costanzo show facendomi dire tre parole e promettendomi di richiamarmi, sono passati dieci anni». Claretta ora è fidanzata con un ragazzo albanese di trent'anni e sono dieci che vivono insieme. Il sei agosto compirà settant'anni: «Farò una festa al ristorante di Michele, un mio amico carissimo che mi ha sempre aiutato nella vita». Claretta finisce il suo bicchiere di latte freddo e si alza: «Ora vado a fare un riposino".

L'Unità 26 giugno 2005 pubblicato nell'edizione di Roma (pagina 4)

CLARETTA
Paola Pannicelli, Italia, 1993, 35', BetaCam

Intervista ad un travestito romano che ha subito gran parte delle violenze e delle ingiustizie che la società infligge solitamente agli omosessuali. Malgrado tutto, è sopravvissuto e anzi ha ridisegnato il suo vivere quotidiano, quasi dimenticando o meglio cancellando i segni del dolore provato. Nel raccontarsi però traspaiono quelle tracce della Claretta violata, irrisa e perseguitata, che avrebbe avuto tanto bisogno di un po’ d’amore.

“Quando ho conosciuto Claretta ho sentito che aveva una gran voglia di raccontarsi, di ‘far luce’ sulla sua vita, sulle storie della sua condizione di omosessuale. Ho realizzato questo reportage cercando di filmarla pur concedendole lo spazio che mi aveva richiesto. Spero di esserci riuscita”. (Paola Pannicelli).

Paola Pannicelli, nata a Roma nel 1957, lavora per la televisione dal 1978. Ha collaborato alla realizzazione di film e documentari di Thomas Harlan, Alberto Grifi, Virginia Onorato, Guido Morandini.

 

A Claretta da parte di una sconosciuta il 26 Aprile 2013

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Oggi 26 aprile incuriosita dalla trasmissione di minoli andata in onda in occasione della celebrazione del 25 aprile sul "nido di vespe" del quadraro, quartiere che ho frequentato da  quando ero piccolissima  fino ai dodici anni, (1962)  ho trovato notizie di claretta. sono andata molto indietro nel tempo  ai ricordi del cinema quadraro con arena all'aperto d'estate, alle grattachecce che mio padre ed io consumavamo lì davanti, al cinema folgore con i due film al giorno ed al giovedì interruzione dello spettacolo alle 21 per assistere con il televisore posto in platea alla trasmissione lascia o raddoppia per riprendere poi le la proiezione.

Ma perchè claretta:  perchè in uno dei ritorni a casa  ( Via Tuscolana 831)a piedi dal cinema insieme a mia madre improvvisamente (avrò avuto 5 o 6 anni) un vociare sempre più assordante ma confuso e percepito come impietoso colpi la mia attenzione, guardai  dal'altra parte del marciapiede e scorsi una figura avvolta in una nuvola di tulle giallo che con lunghissime gambe da ragazzo inseguiva la corriera che portava verso i castelli. non mi stupì la figura ma le parole che accompagnavano l'irruente e sana corsa da ragazzo, parole che non capivo ma che avvertivo cattive e volgari. io non dissi nulla e mia madre, con la quale non si è mai parlato di sessualità, con parole dolci e delicate, che raramente ha usato nella sua vita, mi ha spiegato chi era claretta, la sua solitudine e l'ignoranza impietosa di quelle voci. poi cambiai quartiere e nel mio palazzo ho ritrovata un'altra claretta. Ricordo che non c'era bisogno di stare alla finestra per sapere quando usciva: le stesse voci cattive ignoranti impetuose accompagnavano la sua elegante figura  e la sua bellezza(erano gli anni 70).

Ciao claretta da parte di una sconosciuta che ti ha sempre ricordato e ti ricorderà con tenerezza.

corinna=

 

da http://olmi.wordpress.com/2007/06/25/claretta/:

Ero un ragazzino, facevo le medie.

Nel mio quartiere, un zona popolare di Roma, viveva un travestito, si chiamava Claretta.

Claretta era un signore alto e magro, vestiva e si truccava come una donna, ma ovviamente con i mezzi del tempo dal suo aspetto era chiaro che si trattava di un uomo.

Tutti conoscevano Claretta nel quartiere. Lui faceva la vita ed era uno dei pochi omosessuali ad ostentare il suo stato. Ma non doveva essere facile.

I ragazzini più rustici del quartiere per esempio lo prendevano in giro, lo inseguivano, lo tormentavano.  Uno in particolare ce l’aveva a morte con lui e non perdeva occasione per deriderlo, tirargli sassi, aizzare la piccola banda di seguaci contro di lui.

Lo chiameremo Giulio.

Claretta cercava di far finta di niente, oppure alla peggio scappava, in bilico sulle scarpe coi tacchi…. Ma un giorno no. Un giorno in cui forse era più nervoso, o forse solo stanco, in cui Giulio era particolarmente esaltato, un giorno Claretta smise di scappare si girò e affrontò Giulio.

“Smettila, o parlo con tuo padre!“

Figuriamoci. Giulio scoppio a ridere: “Mio padre i froci li prende a calci in culo..“

Claretta si avvicinò a Giulio e piano, ma non troppo piano da non permettere di sentirlo anche al capannello di passanti che si era formato nel frattempo, disse:

“Glielo dico stasera, dopo cena…. quando viene da me“

Si girò e se ne andò lasciando Giulio senza parole.

Forse è nata quel giorno in me l’idea, poi cresciuta e rafforzata da altre esperienze di vita, che chi ce l’ha tanto con gli omosessuali probabilmente ha soltanto paura. L’aggressività nasce sempre dalla paura. Paura di essere come loro, paura di poterlo diventare, paura di essere scoperti, paura di essere corrotti, paura di dover dividere con loro le nostre risorse…

Paura.

Anche ora non vedo altra spiegazione razionale a questa incredibile ostilità verso chi in fondo non ci sta chiedendo nulla, se non il diritto di volersi bene, di vedere riconosciuti piccoli diritti che sono patrimonio di tutti, ma non per loro.

Soltanto la paura giustifica questo odio.

Non parlo dei politici, per loro ci sono senz’altro altre motivazioni possibili, il loro mestiere è percepire, rappresentare e sfruttare i sentimenti della gente. Ma nella gente comune questi sentimenti di ostilità verso i gay nascono certamente dalla paura, magari inconscia ed irrazionale, ma pur sempre presente.

Man mano che gli omosessuali si espongono sempre più, il loro numero sembra aumentare con progressione geometrica (ma in realtà sono sempre stati li, nascosti).

Questo fa aumentare la paura, così come fanno paura le loro richieste, seppur ragionevoli.  Ci vorrà tempo, un’altra categoria bistrattata, le donne, ha dovuto aspettare centinaia di anni per passare dalla caccia alle streghe alla situazione di oggi (e c’è ancora tanta tanta strada da fare, la paura c’è ancora).

Il cammino non sarà breve, ma è inevitabile, inarrestabile, nonostante tutte le nostre paure.

 
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